«Avevo il cruccio di quel delitto irrisolto pur avendo il Dna»
Parla il maresciallo NicolaPalladino, che all’epoca comandava la stazione dei carabinieri: «Dopo 15 anni i ricordi sono ancora vivi»
SCANDIANO
«Sono contentissimo, perché io e i miei collaboratori ci abbiamo dedicato tanto tempo a quella storia, non ci ho dormito la notte. E all’epoca era la prima volta che c’era un omicidio a Scandiano».
Il maresciallo dei carabinieri, oggi in pensione, Nicola Palladino comandava la stazione dei carabinieri di Scandiano all’epoca del delitto di Franca Silvana Ganassi. «Arrivai a Scandiano nel 1995. Dieci ani dopo ci fu l’omicidio – racconta il militare, originario del Casertano – Quella mattina me la ricordo bene: la pattuglia mi chiamò e mi disse: “Maresciallo c’è una donna morta, pare sia omicidio”. Non ci potevo credere. Quella mattina faceva un freddo boia, e anche la sera prima. Venne trovata in via Mazzini, tra l’altro di fronte all’ex caserma. Ci eravamo trasferiti da poco. La vittima e le sue sorelle le conoscevamo di vista». «Con l’allora pm Padula avevamo anche simulato i tempi di percorrenza sino a dove venne trovata, di una donna in quelle condizioni. Sono passati quasi 15 anni, ma i ricordi restano vivi. Ai funerali c’era tantissima gente. Toccò a me dire che la salma, dopo la cerimonia, doveva tornare per altri accertamenti in ospedale. Non fu facile, ma la famiglia capì – confida – Fu davvero un brutto omicidio, che sconvolse tutto il paese. Andai io quando venne trovata la borsa: c’era il suo nome dentro, capimmo subito che era la sua. Da subito mi convinsi che fosse stato un magrebino: in quella zona allora si riunivano in molti, in luogo adibiti per la preghiera. Era dura da accettare di avere il Dna ma non sapere a chi appartenesse». —
El.Pe.
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