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I centri islamici resteranno chiusi almeno fino alla fine del Ramadan

Leonardo Grilli
I centri islamici resteranno chiusi almeno fino alla fine del Ramadan

Impossibile aprire per il troppo afflusso di fedeli alla sera Ma finito il mese di digiuno cambierà tutta l’organizzazione

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reggio emilia

Il mese di digiuno del Ramadan è una delle celebrazioni più sentite nel mondo islamico. Ma paradossalmente è proprio questo sentimento a rendere impossibile la riapertura delle mosche e dei centri culturali musulmani ancora per una settimana: sarebbe impossibile far rispettare le norme sul distanziamento e sulle precauzioni anti Coronavirus con un elevato afflusso di fedeli per le preghiere serali, momento di ritrovo e condivisione speciale durante le settimane di digiuno. Tutti i centri, le associazioni e i gruppi islamici di Reggio Emilia e della provincia hanno quindi deciso di tenere le porte chiuse almeno fino a sabato 23 maggio incluso, giornata in cui si sarebbe dovuta festeggiare la fine del Ramadan.

«Al 99%, anzi sicuramente, rimarremo chiusi ancora tutta questa settimana – racconta Ezzedine Haddad, presidente del “Centro islamico di Reggio Emilia e Provincia Al Nur” – almeno fino alla fine del Ramadan compresa la festa che ci sarebbe dovuta essere sabato. Durante questi giorni infatti vengono molti più fedeli del solito e non riusciremmo a far rispettare le regole fra gel, guanti, mascherine, distanze di sicurezza e senza contare che ognuno si dovrebbe portare il suo tappeto da casa. Se dovessimo aprire lunedì potrei far entrare al massimo 40 persone per la preghiera della sera e dovrei lasciare le altre fuori, quindi a quel punto è meglio rimanere chiusi. Terminato il Ramadan non vengono in tanti e la situazione di potrà gestire».

Fino ad ora, prosegue a raccontare Haddad, «ognuno ha pregato a casa sua, la nostra religione lo permette senza problemi. Siamo in quattro o cinque persone a gestire il centro islamico e con i fedeli siamo in contatto su un gruppo WhatsApp».

Gruppo dove viene anche gestita l’attività di solidarietà: «Abbiamo circa 200 famiglie che manteniamo, anche italiane. I fedeli ci fanno i bonifici e poi noi ci occupiamo di fare la spesa e portarla a chi ha bisogno». Sul post Ramadan, invece, Haddad ha già le idee chiare: «Faremo una lista, quelli che vengono a pregare un venerdì non vengono il successivo e così via, a rotazione, in modo da permettere a tutti di esserci. Oltre ovviamente al gel, alle mascherine e al divieto di usare il bagno della moschea».

Dello stesso avviso anche l’associazione “Comunità islamica reggiana Al Umma”, che parla per bocca di Abu Abderrahman: «Noi come comunità islamica non apriamo la moschea, questa è una decisione che riguarda tutti i centri. Dopo il Ramadan ci organizzeremo ma durante queste settimane non abbiamo fatto e non faremo nulla, c’è troppa gente non sarebbe possibile. Finita la festa ci incontreremo, tutti insieme, per pensare a come e quando poter riaprire».

Tante invece le iniziative adottate dalla comunità Al Umma per restare vicino ai fedeli, anche se a distanza, durante l’importante ricorrenza del Ramadan: «Facciamo attività e lezioni online – prosegue Abderrahman – e sempre online rispondiamo alle domande delle persone che ci contattano. Anche i 62mila euro che abbiamo donato come offerta per l’ospedale Santa Maria Nuova di Reggio li abbiamo raccolti tramite una iniziativa su Facebook».

La parola d’ordine, quindi, è sicurezza: «Tutti noi qui abbiamo famiglie, lavoro, amici – concludono unanimi gli Imam – e dobbiamo impegnarci per proteggere noi stessi e proteggere chi ci sta vicino». —



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