Imprenditore edile agli arresti per 4 milioni di fatture fasulle
REGGIO EMILIA
Si aggrava e non poco la posizione dell’imprenditore reggiano 36enne Antonio Mazzei che dal marzo 2019 è finitito nella “rete” dell’inchiesta Camaleonte contro la ’ndrangheta in Veneto, rivelatasi legata a doppio filo con le risultanze investigative di Aemilia.
Accusato di riciclaggio con l’aggravante mafiosa, Mazzei è da oltre un anno agli arresti domiciliari e presto sarà processato – con rito abbreviato – in tribunale a Venezia.
Ma in questi giorni un’ulteriore pesante tegola giudiziaria si è abbattuta sul giovane imprenditore, finito in una nuova indagine per bancarotta e reati tributari.
L’accusano gli accertamenti della Finanza, coordinati dal pm Iacopo Berardi. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, avrebbe volutamente portato al fallimento la società edile Metal Fast (con sede a Cavriago). E Mazzei ne risponde come amministratore e socio unico della ditta naufragata il 23 gennaio di quest’anno. Avrebbe distrutto o comunque nascosto le scritture contabili relative al triennio dal 2016 al 2018.
E proprio tramite questa società, avrebbe emesso – fra il 31 dicembre 2015 e il 31 ottobre 2017 – fatture fasulle per oltre quattro milioni di euro di imponibile.
Infine l’evasione delle imposte, non presentando la dichiarazione relativa agli anni 2016 e 2017.
A fronte di questo quadro accusatorio, il pm Berardi ha chiesto una misura restrittiva per Mazzei, ritenendo concreto il rischio di reiterazione del reato. Il gip Andrea Rat ha disposto gli arresti domiciliari per il 36enne che ieri mattina – in tribunale – ha affrontato l’interrogatorio di garanzia. Assistito dall’avvocato Mattia Fontanesi, si è avvalso della facoltà di non rispondere. —
T.S.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
