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nell’aula-bunker della dozza 

L’Appello di Aemilia in marcia risolte le questioni preliminari

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BOLOGNA

Smaltito lo scoglio delle precauzioni antivirus, nell’aula-bunker del carcere bolognese della Dozza ha “marciato” anche ieri speditamente l’appello di Aemilia, cioè il più mastodontico processo di mafia al Nord, con la ’ndrangheta messa nel mirino.

Ieri il collegio giudicante – presieduto da Alberto Pderiali – ha preso posizione, con un’ordinanza, sulle questioni preliminari poste nelle due udienze precedenti. Respinta, perché ritenuta manifestamente infondata, la questione – avanzata dalle difese – di illegittimità costituzionale della norma che prevede il collegamento dell’imputato detenuto all’aula in videoconferenza. Mentre sull’altra questione principale – inoltrata dai sostituti procuratori generali – relativa alla richiesta di sospensione dei termini di custodia cautelare a causa della complessità del maxiprocesso (su questo “nodo” i difensori sono contrari), la Corte ha sospeso i termini solamente per quegli imputati accusati di reati-fine e quindi con una condanna di primo grado più bassa e prossimi alla scadenza delle rispettive misure cautelari. Chiuso questo versante, ha preso la parola il giudice a latere Maurizio Passarini esponendo i vari passaggi tecnici legati a questo complesso procedimento. Terminata anche la relazione generale, si è stabilito che dalla prossima udienza prenderanno la parola le non poche parti civili (con deposito delle conclusioni scritte). Sarà il prologo per poi avviare quello che è stato definito il «frazionamento della discussione» in cui si affronteranno una ad una le posizioni dei 120 imputati: in ogni udienza ad una relazione introduttiva generale della Corte farà seguito la requisitoria dell’accusa, l’eventuale arringa della parte civile ed infine l’arringa difensiva. Al momento sono fissate udienze sino al 29 settembre (in agosto non sono previste “tappe”). In circa tre ore, quindi, ieri mattina si è chiusa la seconda udienza al tempo del Coronavirus.

Un problema, quest’ultimo, che ha portato all’isolamento nel carcere di Voghera non solo di Giuseppe Iaquinta, ma anche di Luigi Muto (classe 1975). Per entrambi la posizione è stata al momento stralciata dalla Corte: i due imputati non possono videocollegarsi con l’aula e seguire le udienze. Fra l’altro Iaquinta – che ha presentato istanza di scarcerazione – attende che gli venga fatto il tampone come richiesto dai suoi difensori Pasquale Muto ed Ernesto De Toni. —

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