La Procura attende gli atti dell’interrogatorio in Marocco
Il 44enne è stato ascoltato dopo l’arresto. Il pm Pantani poi valuterà se doverlo riascoltare a sua volta recandosi in Nord Africa
scandiano
Mustapha Bouzendar è già stato sottoposto a interrogatorio da parte delle autorità marocchine, mercoledì. L’esito di questo primo esame verrà comunicato ufficialmente in questi giorni alla Procura reggiana, in particolare al sostituto procuratore Maria Rita Pantani, titolare dell’inchiesta arrivata alla svolta a 14 anni e mezzo dal delitto.
Sulla base di quanto avrà dichiarato il 44enne, il pm deciderà se ascoltare anche lei, andando direttamente in Marocco, l’uomo accusato di aver picchiato, violentato e ucciso Franca Silvana Ganassi, la donna di 60 anni che venne trovata morta il 31 dicembre del 2005, non lontano dalla sua abitazione. Sono i prossimi passi dell’iter giudiziario relativo al 44enne marocchino, che all’epoca del delitto era in Italia da clandestino, ospitato da un connazionale che non abitava molto lontano dalla vittima. E che coinvolge due Paesi: il Marocco, dove l’uomo è tornato subito dopo l’omicidio, e l’Italia, dove l’omicidio è stato commesso.
Ora bisogna mettere d’accordo due sistemi giuridici per certi versi molto differenti e capire bene i diversi capi d’imputazione.
Ma la condanna della giustizia marocchina per Bouzendar addirittura potrebbe arrivare già tra pochi mesi. In Italia invece le indagini a suo carico sono tutt’altro che chiuse e, prima di passare al processo, servirà altro tempo.
Ma la differenza maggiore riguarda la pena che rischia l’uomo: in Marocco, infatti, per i reati che gli vengono contestati c’è la pena di morte. Si parla di omicidio volontario, tentata violenza sessuale e rapina aggravata. Le norme che regolano i rapporti tra i due Paesi intervengono al punto che è lo stesso ministro della Giustizia Alfonso Bonafede a chiedere e ottenere rassicurazioni sul fatto che la pena di morte, qualora fosse il responso del processo in Marocco, non venga eseguita. Ed è grazie alla stessa convenzione – che non rende possibile la sua estradizione – che l’uomo subirà però due processi: uno in Marocco e uno in Italia, che si svolgerà anche senza la sua presenza. —
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