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«Qui siamo arrivati da giovani è il nostro Paese e va aiutato»

L. G.
«Qui siamo arrivati da giovani è il nostro Paese e va aiutato»

Le parole di Abdelkarim Ouargziz, Imam della moschea “As salam” «Restiamo in contatto con i social, senza autorizzazioni non apriamo» 

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il commento

L’appello è a restare uniti e sopportare ancora questi giorni di assenza da moschee e centri islamici, in nome della salute e della sicurezza di tutti. A lanciarlo è l’Imam Abdelkarim Ouargziz del Circolo sociale culturale islamico “As salam”, uno dei più importanti della città e che gestisce anche la moschea di via Gioia.

«Noi per adesso non abbiamo nessuna conferma per l’apertura – spiega Ouargziz – dobbiamo rispettare le regole del Governo e quello che ci diranno lo faremo. Nessuno di noi ha intenzione di prendersi una responsabilità così grande e finché non c’è nessuna autorizzazione non si riapre. Quando ci hanno detto di chiudere abbiamo chiuso, quando ci diranno di aprire lo faranno, siamo vincolati alle regole del nostro Paese. Fino ad ora ci sono ancora persone contagiate e noi non possiamo fare quello che vogliamo, anche La Mecca e la Medina sono chiusi, perché noi qui in Europa dovremmo fare diversamente?».

Certo, prosegue l’Imam, «tutti vogliamo che la vita torni com’era prima ma dobbiamo stare dietro le regole. Noi abbiamo il presidente dell’Ucoii (Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia, ndr) che parla con il Governo e fa passare i messaggi per tutti i centri islamici, quando ci darà il via libera per aprire lo faremo. Anche i fedeli se ne dovranno fare una ragione, per chi lo farà le nostre porte sono sempre aperte, per gli altri no, mi dispiace». Il ricordo di Ouargziz va poi alla sofferenza causata dal Covid: «Abbiamo perso tante persone, tanti amici, tanti vicini, sarà una cosa che non scorderemo mai. Questo è il Paese dove siamo arrivati da giovani e dove siamo invecchiati, dove abbiamo creato le nostre famiglie, soffriamo e stiamo cercando di aiutarlo». Un aiuto che nelle settimane scorse si è concretizzato, ad esempio, attraverso l’invio di 1.500 a Codogno o alla raccolta di 56mila euro per l’Ausl di Reggio.

Fino ad ora, invece, l’organizzazione dei riti durante il Ramadan è andata avanti «attraverso la trasmissione di filmati verso le 20 o le 21 sulla nostra pagina Facebook delle preghiere che avevamo registrato negli anni passati per quei fedeli che non potevano venire in moschea ad esempio per motivi di lavoro». —

L. G.

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