lo Spirito rimanga in noi con i suoi doni di coraggio, di gioia e di pace
Un passo di Giovanni (14,15-21) ci accompagna oggi verso le solennità dell’Ascensione e della Pentecoste, verso la realizzazione della Alleanza intima e forte promessa da Dio: “Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno Spirito nuovo” (Ez 36,26-27). Ci sono rivolte parole “vertiginose”; ne avverte tutto lo spessore chi accoglie, nell’amore, lo Spirito di Verità, il Paraclito: il dono divino che rimane con noi per sempre. Dio è dono: anche in Samaria, dopo il dialogo di Gesù al pozzo, giungono Pietro e Giovanni a ‘imporre le mani’ per donare lo Spirito (At 8,17). Dio è dono e lo Spirito Santo è il dono dei doni.
Il giorno prima della passione Gesù è consapevole dello sgomento che proveranno i discepoli per il distacco da lui, che torna al Padre. Sarà il turbamento del sentirsi “orfani”, privi della sua presenza terrena. Gesù li conforta assicurandoli che non verrà meno il dono di Dio pur innovando il modo della sua presenza. “Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre.” Io, il Padre, voi e il “Paràclito” (che in greco letteralmente significa “chiamato accanto”). Lo Spirito è inviato come un ad-vocatus, un’assistenza, una presenza, una cura, un sostegno e una difesa nel dibattito che i discepoli affronteranno con il mondo che non riconosce Gesù come Signore.
Lo Spirito è una presenza interiore: dall’intimo del cuore ci assicura che Gesù è verità, che Gesù è il pastore buono, che Gesù conduce alla vita, che Gesù è “balsamo, veste, dimora, forza, rifugio, conforto”. I discepoli lo conosceranno, anzi già lo conoscono perché già lo hanno provato attivo presso di loro nella persona di Gesù.
“Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi”. Lo Spirito dunque ci abita, riaccende sempre in noi la presenza e insieme l’inafferrabilità che è propria del mistero di Dio. Disse Gesù a Nicodemo: “Il vento (pneuma: la stessa parola greca usata per lo Spirito) soffia dove vuole e ne senti la voce ma non sai di dove viene e dove va”. Ti abita e ne puoi avvertire il suggerimento sottile o, diversamente, la forza trasformante e incontenibile. Sono impulsi, attrazioni, moti interiori che possiamo riconoscere, quando ci rivolgiamo con attenzione profonda alla nostra interiorità. Perderemmo la percezione di questa attiva presenza se rifiutassimo l’ecosistema di amore reciproco che dalla pienezza di Dio vuole traboccare riversandosi su di noi. È propria dello Spirito l’azione di “colmare”, portare a pienezza, “riempire”, come furono riempite le giare del vino di Cana. Lo Spirito è soffio che dona la vita, che ri-crea e scaccia pulsioni di morte. San Paolo (Rm 5,5) sintetizza: “L’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato”.
Potrebbe stupire che Gesù prometta per domani uno Spirito che i discepoli già oggi conoscono; è per dirci che lo Spirito mantiene viva la qualità del legame che i discepoli hanno sperimentato con Gesù fin dall’inizio; ora vengono meno i vincoli di spazio e di tempo connessi alla incarnazione del Signore.
Invochiamo dunque lo Spirito perché continui a guidare l’umanità nel riconoscere la presenza misericordiosa del Padre e di Gesù in tutti i doni di creazione e redenzione, di natura e di grazia. Perché lo Spirito rimanga in noi con i suoi doni di coraggio, di gioia e di pace. —
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