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Ancora puzza dalla Refin La pandemia rallenta i lavori

Adriano Arati
Ancora puzza dalla Refin La pandemia rallenta i lavori

Lo stop alle attività dovuto all’emergenza sanitaria ha frenato l’installazione dei termocombustori che dovrebbero risolvere il problema della ceramica

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CASALGRANDE

Sono tornati a farsi sentire gli odori sgradevoli provenienti dalla ceramica Refin di Salvaterra. Da inizio maggio gli abitanti della zona attorno allo stabilimento di via I Maggio hanno percepito con forza “aromi” molto aspri, generati dal ciclo produttivo ceramico con tecnologie digitali.

Il problema, già emerso diverse volte negli anni scorsi, è anch’esso figlio dell’emergenza sanitaria, almeno in parte. Nei mesi scorsi il gruppo Concorde, di cui la Refin fa parte, ha acquistato dei termocombustori che dovrebbero risolvere la questione definitivamente, come già verificato in situazioni simili a Castellarano con la Graniti Fiandre e a Rubiera con la Rondine. L’interruzione dell’attività per quasi due mesi causa pandemia ha rallentato l’operazione. Al momento della ripresa, le sperimentazioni e le prove sugli impianti in grado di annullare gli odori hanno dovuto riprendere da zero; nel frattempo la produzione è stata avviata e gli odori sono tornati.

A provocarli, in tanti impianti, è la tipologia di inchiostri usata per la stampa digitale del materiale ceramico, una soluzione che durante la cottura genera miasmi intensi poco graditi all’olfatto.

la spiegazione

Dal punto di vista ambientale i valori di inquinamento sono rispettati; diversa la questione per i nasi umani. I post-combustori, apparecchiature dal costo vicino al milione di euro l’una, vengono sistemati nelle canne da cui escono i vapori, e sono in grado di produrre temperature altissime, vicine ai 900 gradi. A quella soglia, le proprietà delle particelle vengono annullate e così gli odori svaniscono quasi completamente. E così dovrebbe andare anche alla Refin.

«A causa dello stop dettato dalla pandemia, le operazioni hanno subito un ritardo, ma ora sono state riavviate e troveranno presto compimento», precisa il sindaco di Casalgrande, Giuseppe Daviddi. «La proprietà dell’azienda, dimostrando attenzione per questo tema, ha previsto l’installazione di due postcombustori rigenerativi (già acquistati) che porteranno l‘abbattimento di queste sostanze organiche ad una percentuale superiore al 90%. Installazioni di impianti analoghi sono già state realizzate in altri stabilimenti dove hanno dimostrato la loro piena efficacia, risolvendo completamente il problema».

Le giornate problematiche tornano a porre attenzione su un tema che nel distretto ceramico è prioritario, quello del bilanciamento fra tutela della salute e del territorio e necessità lavorative. «Esiste un difficile equilibrio tra ambiente e attività produttive. Dal punto di vista economico, l’ambiente appare come un insieme di risorse naturali necessarie al processo produttivo con una certa tolleranza sugli effetti collaterali», riflette al riguardo l’assessore all’Ambiente casalgrandese, Vanni Sgaravatti. Dal punto di vista ecologico, «l’ambiente ha predominanza sui processi produttivi, trascurando eventuali implicazioni dal punto di vista della efficienza con le conseguenti ricadute sulla occupazione ed il benessere sociale che ne deriva». Per Sgaravatti, il cambiamento tecnologico «permette di coniugare queste due esigenze, portando massimo beneficio ad entrambe, occorre però una guida sensibile delle attività da parte di imprenditori lungimiranti ed attenti al tema ambientale». —

Adriano Arati

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