Bellini pilotava gli aerei da finto brasiliano Prima, a Reggio, la polizia gli sbarrò il volo
A metà anni ’70 il “no” al corso all’aeroclub. Ora è accusato di essere “l’aviere” che portò la bomba per la strage di Bologna
Tiziano Soresina
REGGIO EMILIA
Da febbraio sappiamo che nel clamoroso fine-indagini della Procura generale di Bologna sulla strage del 2 agosto 1980 troviamo cupi mandanti (loggia massonica, pezzi dello Stato) ed esecutori (di cui quattro già finiti sotto processo) legati all’estremismo nero.
E per gli inquirenti chi ebbe parecchio a che fare con la bomba (l’esplosione causò 85 morti e oltre 150 feriti) fu il killer reggiano ora 66enne Paolo Bellini, ex di Avanguardia nazionale. Va verso il processo con altre tre persone. Da sempre l’ex Primula nera nega coinvolgimenti. Ma i magistrati bolognesi hanno depositato una serie di atti che incastrerebbero Bellini, fra cui una intercettazione ambientale riguardante Carlo Maria Maggi, ex capo di Ordine Nuovo, condannato per la strage di Brescia dove, parlando con il figlio, disse di essere a conoscenza della riconducibilità della strage di Bologna alla banda Fioravanti e che all'evento partecipò un «aviere», che portò la bomba. Bellini era conosciuto nell’ambiente della destra per la passione per il volo.
E che pilotare gli aerei fosse il suo pallino verrà ricostruito dagli investigatori quando scoprirono nel 1982 che il brillante e sicuro di sè brasileiro Roberto Da Silva – finito in carcere per un furto di mobili antichi – era in realtà Paolo Bellini. Un finto sudamericano che fra il 1977 e il 1981 se l’era spassata a Foligno e lì era diventato un habituè dell’aeroclub. Vola parecchio in quegli anni e conseguirà il brevetto di secondo livello (con passeggeri). Cosa che, invece, non gli era riuscita a Reggio Emilia, quando poco più che ventenne mise letteralmente sotto pressione l’allora istruttore dell’aeroclub reggiano. Una vicenda inedita che, secondo le testimonianze raccolte dalla Gazzetta, va collocata intorno alla metà degli anni Settanta. Al tempo Bellini ha già abbracciato i movimenti legati all’estrema destra, ma non ha la caratura criminale che gli farà attraversare non pochi misteri d’Italia. Un giovane, quindi, per nulla conosciuto quando all’improvviso comincia a frequentare l’aeroclub di Reggio Emilia, per prendere contatto con l’istruttore di allora, cioè un maresciallo in pensione dell’aeronautica. «Quel giovanotto non era passato certo inosservato – raccontano i testimoni rintracciati – perché si presentava in tuta paramilitare e con un certo piglio». Viene indirizzato a Milano – all’istituto di medicina legale dell’Aeronautica militare – per la visita attitudinale, necessaria in vista della scuola a doppio comando per ottenere il brevetto di primo livello (senza passeggeri) da pilota civile. Tutto fila liscio, ma è da quel momento che comincia un vero e proprio assedio all’istruttore: «Si era messo a venire spesso al Campovolo, solitamente nel tardo pomeriggio. Insisteva molto per cominciare a volare». E i frequentatori dell’aeroclub ricordano come fosse adesso le parole categoriche del maresciallo in pensione: «Bellini non posso iniziare con te, finché non mi arriva il nulla osta dalle forze dell’ordine». Dopo qualche settimana il parere arriverà, ma negativo. Per le forze di polizia la sua era un’esistenza già macchiata. E bruscamente si interruppero i raid di Bellini al Campovolo. Mai più visto. —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
