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I centri estivi alla prova delle nuove regole Il nodo dei costi

Jacopo Della Porta
I centri estivi alla prova delle nuove regole Il nodo dei costi

I Comuni stanno verificando le richieste delle famiglie Da Governo e Regione fondi per aiutare gli organizzatori

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Jacopo Della Porta

REGGIO EMILIA

Comuni, parrocchie e terzo settore sono al lavoro per aprire i centri estivi a giugno. Rispetto al passato ci saranno regole nuove e stringenti e incognite legate alla sostenibilità economica e alla effettiva domanda da parte delle famiglie. I ragazzi saranno inseriti in piccoli gruppi, ugnuno dei quali guidati da un educatore, e non dovranno mescolarsi con gli altri.

L’Emilia-Romagna e la provincia di Reggio (in particolare l’Unione Bassa Reggiana) hanno dato un contributo importante alla definizione delle linee guida che poi sono state diramate dalla presidenza del Consiglio dei ministri.

«Gli obiettivi di questa riapertura - spiega Federico Amico, consigliere regionale eletto nelle fila di Emilia-Romagna Coraggiosa e presidente della Commissione Parità e Diritti - sono due. C’è il tema, importante, dei ragazzi che da mesi non hanno momenti di socialità a causa delle misure adottate per contrastare il Coronavirus. La seconda questione, non secondaria, è quella della conciliazione dei tempi di vita e lavoro. In questi giorni sono ripartite molte attività economiche dove è forte la presenza femminile (bar, parrucchieri ed estetisti) ed è importante dare un supporto alle famiglie che non possono più stare a casa con i figli».

L’Emilia-Romagna si è fatta promotrice di queste esigenze con un lavoro di squadra che ha visto la vicepresidente Elly Schlein e l’assessore Paola Salomoni, amministratori locali, coordinamenti pedagogici territoriali, soggetti gestori, terzo settore ed esperti in campo educativo e di sanità pubblica lavorare insieme per presentare al Governo una proposta di riapertura con modalità di svolgimento in sicurezza dei centri estivi e delle attività estive per minori.

Misure che ora sono state adottate, anche con il contributo di Anci e pediatri, e che sono spiegate nella pagina a fianco.

Dopo mesi di isolamento i bambini torneranno a giocare insieme, pur con molti limiti, e questo rappresenta una tappa intermedia verso il ritorno a scuola a settembre.

«L’Unione Bassa Reggiana ha lavorato molto in queste settimane - dice il vicesindaco e assessore al Welfare, Scuola e Politiche giovanili di Guastalla Matteo Artoni - insieme al consigliere regionale Andrea Costa per definire delle proposte. Ora stiamo sondando la richiesta di questi servizi educativi da parte delle famiglie. Ad esempio per la fascia 0-6 anni abbiamo chiesto alle nostre sei scuole dell’infanzia di Guastalla di verificare l’interesse da parte delle famiglie».

Le modalità di svolgimento di questi centri estivi, con un numero maggiore di educatori e una serie di misure di prevenzione da adottare, incideranno non poco sui conti. «Stiamo facendo una valutazione sui costi - prosegue l’assessore Artoni - e in base alle risorse che arriveranno dal Governo sapremo in che modo possiamo sostenere concretamente chi organizza i centri».

I fondi previsti a livello nazionale sono di 150 milioni di euro mentre la Regione Emilia-Romagna ha promesso altri 6 milioni.

Nelle linee guida sui centri estivi si parla anche dell’inserimento dei disabili, per i quali il lockdown ha comportato un carico aggiuntivo di difficoltà. In ogni gruppo dove è inserito un disabile dovrà esserci un educatore in più.

In attesa che la Regione riapra i centri diurni per i disabili, i Comuni si stanno attrezzando per fornire servizi che aiutino le famiglie.

«Come Unione Bassa Reggiana abbiamo svolto molti videoincontri con gli enti gestori e le famiglie - dice l’assessore Artoni - e dalla prossima settimana metteremo in campo una prima risposta che si basa su tre percorsi: servizi individuali, servizi a distanza in videoconferenza e servizi domiciliari». —

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