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La parola ai ragazzi 

Pensieri dalla pandemia gli studenti si raccontano

Jacopo Della Porta
Pensieri dalla pandemia gli studenti si raccontano

I ragazzi che frequentano i corsi del centro di formazione professionale Enaip parlano delle loro scoperte e sentimenti nei difficili giorni della reclusione

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Jacopo Della Porta

REGGIO EMILIA

«A me la solitudine fa paura, perché è proprio quando sono da sola che mi perdo. E il chiasso che abbiamo intorno spesso serve per non sentire ciò che in realtà hanno da dirci il cuore e la testa. La solitudine, per persone come me, non è facile, per questo mi spaventa dover convivere con me stessa, a crudo, senza rumori, senza un amico che possa farmi svagare». Rossella Q. frequenta i corsi della Fondazione Enaip di Reggio Emilia e come tutti gli altri studenti è stata costretta dalla pandemia a vivere reclusa per settimane. Una condizione dura per tutti e quasi proibitiva per un adolescente.

Prima che il Covid-19 costringesse alla chiusura le aule della Fondazione Enaip, i ragazzi avevano iniziato a raccogliere interviste e articoli per il loro giornalino di classe, cui purtroppo non è stato possibile dare seguito. L’idea però è rimasta viva, ed ecco che, in tempi di isolamento forzato, il giornalino è diventato un numero speciale che raccoglie articoli sul grande nemico di queste settimane: dalle buone notizie alle fake news, dal manuale di sopravvivenza all’eredità che raccoglieremo di questa esperienza, dall’intervista ai parenti lontani ai consigli per restare in forma a quelli su come passare il tempo in famiglia.

Gran parte del giornalino, che si può leggere sul sito della Fondazione Enaip di Reggio, è poi dedicata alle voci di un centinaio di studenti di tutti i comparti (cure estetiche, tecnico dell’acconciatura, meccanico, autoriparatore, ristorazione e grafico), che sono stati coinvolti con un’intervista e sollecitati a raccontare le loro giornate, a fare riflessioni e a portare le loro testimonianze, come se le pagine fossero i corridoi e le aule che tornano finalmente ad animarsi, della voce e della vitalità che appartiene ai ragazzi. Il desiderio era quello di condividere il disagio di un’esperienza ma anche le opportunità che offre; di uscire dalle case e di far sentire la voce e le sensazioni di chi, come noi, sta vivendo questo periodo con tristezza, preoccupazione, noia, solitudine ma anche slancio, curiosità e sperimentazione. Il tempo della reclusione ha portato scoperte importanti. «Ho scoperto che dovrei passare sempre più tempo con i miei genitori, perché con loro mi diverto molto, dato che stiamo legando molto in questo periodo», scrive Albesa J. La compagna di corsi Majda H. aggiunge: «Trascorro le mie giornate riscoprendo i miei hobby, come ad esempio, il disegno. Dedico tempo ai miei pensieri e a me stessa, cosa che prima non riuscivo a fare perché le giornate correvano velocemente. Devo cercare di capire il mio essere, in quanto tutti i giorni mutiamo e, star dietro a questi mutamenti, è difficile! Però sto bene con me stessa, anche se devo lavorarci ancora».

Miriam C. ha riscoperto un altro legame familiare importante. «Questo isolamento mi sta distruggendo. A me non piace per niente stare a casa, però mi sono resa conto che solo in questo periodo ho passato così tanto tempo in famiglia. Non sono mai stata così tanto con mio fratello, e nel poco tempo che passavamo insieme non ci calcolavamo. Penso che, se non ci fosse stato mio fratello a casa, sarebbe stata una noia mortale. E prima della quarantena una cosa simile non l’avrei mai detta!».

A Veronica L. l’emergenza « ha fatto capire quanto alcune persone siano importanti per me e soprattutto mi ha fatto passare molto più tempo con la mia famiglia, con cui di solito trascorrevo solo il momento della cena e poco altro; ora invece stiamo insieme dal mattino alla sera».

Tanti ragazzi mostrano una grande propensione all’introspezione, che magari in classe non sempre emerge. «Come mi sento emotivamente? Me lo chiedo costantemente ogni giorno – scrive Katia M –. E tutte le volte che me lo chiedo non riesco a darmi una risposta. Non sono felice, ma neanche triste. Ho anche fogli ovunque con su scritto qualche frase scritta da me. Niente di che. Però amo rileggerle. È come rivivere un ricordo. Una cosa che amo tantissimo fare è scrivere quando guardo le stelle, non so perché ma mi fa sentire così viva! Ormai scrivo in ogni momento della giornata. Molte volte canto perfino ciò che scrivo».

La musica, le serie tv di Netflix, la noia, fanno capolino in tanti racconti. La voglia di tornare alla vita di tutti i giorni, fatta di abbracci e spensieratezza, è una costante. «La prima cosa che farò sarà uscire con i miei amici, fare shopping, divertirmi e mangiare fuori», scrive Francesca R: un auspicio che unisce le persone di ogni età. —

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