«Le sfide per noi maestri, tra divieti e nuove opportunità»
Un insegnante della scuola d’infanzia immagina, tra perplessità e senso del dovere, la ripresa dell’attività insieme ai bambini
La testimonianza
ROBERTO TEGONI*
Rapporto insegnante-bambini uno a cinque. Giochi sempre da lavare (evviva la plastica!). Oggetti transizionali (la famosa copertina di Linus, il pupazzo che odora di casa) addio.
La condivisione dei giocattoli? La socialità di intersezione? Manco a parlarne, i piccoli gruppi non verranno mai in contatto. Per non parlare dei nuovi inserimenti di settembre: bambini di 3 anni, magari non scolarizzati, catapultati in una nuova struttura, dove ci sono pari età sconosciuti, spazi sconosciuti, adulti mascherati sconosciuti.
E il papà e la mamma che, molto probabilmente, l’ambientamento lo dovranno fare…all’ingresso della scuola, perché in sezione, ai genitori, è vietato entrare. Chissà...
Bambini di tre anni che piangeranno, piangeranno tantissimo, e noi insegnanti ci presenteremo con il volto coperto a rincuorarli, con la sola forza di uno sguardo, di una carezza e di un’empatia dopata da un sorriso nascosto.
Tempi di inserimento che temo raddoppieranno. Chi lo sa?
Ma il distanziamento sociale, con la fase 2 dell’emergenza, ha anche lati positivi. Forse.
Quello che è sicuro, è che molto, se non tutto, di quanto abbiamo creduto noi insegnanti di scuola dell’infanzia dovrà essere rivisto. E uso un eufemismo. Parlo ovviamente a titolo personale, ma vivo il rientro a scuola con tanta apprensione e un pizzico di ansia. Penso e ripenso a quali metodi dovremo utilizzare in caso di necessità dei bambini. Penso alle autonomie come campo di conquista di un singolo bambino: a tavola (nella nostra scuola incentiviamo il self-service, scordiamocelo) o in bagno. Assistiti per sempre? Come gestire una relazione basata su possibilità e non solo su divieti in queste condizioni?
Resta il grande vantaggio di un mini-gruppo da gestire.
Si passa dai ventisei bambini di media ogni due insegnanti, ai cinque per singolo maestro. Verrà favorita l’educazione all’aria aperta, ma altresì dovranno essere ripensati gli spazi.
Chi è fortunato ed ha un giardino grande, potrà e dovrà dividere lo spazio a disposizione. Tenendo ben presente che da settembre a ottobre (per non parlare dei mesi del centro estivo) le zanzare assumono dimensioni e aggressività di un’oca da guardia, mentre le sezioni se hanno dimensioni accettabili, le puoi dividere per non più di due spazi a minigruppo.
E fuori, d’estate, solitamente fa caldo, tanto caldo. Specie alle nostre latitudini.
Capisco che da queste parole traspaia un filo sottilissimo di inquietudine. Noi educatori diventeremo ancora più bravi a gestire l’emergenza, perché faremo senz’altro tanta formazione a riguardo.
Sappiamo anche di essere un baluardo importante per le famiglie soprattutto in questo momento in cui le attività economiche riaprono. E quindi resto con tanti punti interrogativi, che cercherò di cancellare prendendo con uno slancio di ottimismo questa nuova ripartenza, questa sfida, e ricordandomi che noi insegnanti di scuola dell’infanzia siamo forti, fortissimi. Che sapremo ancora una volta prendere il meglio da questa situazione. Buona fortuna a tutti noi. —
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