Gazzetta di Reggio

Reggio

Gli attacchi AL PARROCO 

Non solo insulti social anche un vandalismo

J. D. P.
Non solo insulti social anche un vandalismo

L’auto del prete era stata fermata e danneggiata a febbraio La comunità è divisa sulla necessità di chiudere l’oratorio

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Guastalla

Ha creato grande sorpresa e amarezza a Pieve di Guastalla la decisione di chiudere l’oratorio a seguito degli attacchi ricevuti dal parroco don Nildo Rossi. In molti si chiedono quali siano i gravi episodi che hanno portato il vescovo a questa drastica decisione.

Le offese sui social (un gesto comunque circoscritto) sembrano piuttosto la classica goccia che fa traboccare il vaso. Si apprende, ad esempio, che a febbraio l’auto del parroco era stata danneggiata. Un episodio che non è stato denunciato perché don Nildo voleva gestirlo «come un padre di famiglia» (dice un collaboratore).

Pesano e non poco le parole contenute nella lettera scritta dal vescovo Camisasca a sostengo del parroco. «In questa realtà le attività ludiche – ricreative e conseguentemente economiche si sono manifestate negli anni eccessive rispetto a quelle pastorali, e non di rado la gestione non sembra essere sempre chiara e trasparente con lacune documentali rilevanti».

Una certa contrapposizione in seno alla parrocchia va avanti da tempo, persino anni, tanto è vero che quando il 19 febbraio era stata organizzata una riunione per parlare della sagra, il prete non era presente. Ad essere messa in discussione non è solo la sagra, con la sua appendice giovanile (il locale Moritzino) ma ogni attività ludico ricreativa. In discussione ci sono anche i comportamenti di alcuni ragazzi.

Durante la messa del 3 maggio il sacerdote si era soffermato nell’omelia sui giovani. «Forse oggi i briganti cambiano strategia - aveva detto il prete commentando il Vangelo - non sono violenti, usano mezzi suadenti, lusingano, la cosa più importante è stare bene, avere denaro, divertirsi, bere e ubriacarsi, vivere e lasciar vivere. Questa vita era l’immagine fino a due mesi fa circa, poi è arrivato il virus e ha cambiato lo stile di vita di tutti noi. Ci avrà fatto pensare questo virus riguardo al nostro stile di vita? Ci convincerà a cambiare stile di vita? Non si può più essere dei bravi giovani dalle molte appartenenze, avere la tentazione di tenere il piede in due staffe, in chiesa e altrove». Poco dopo questa predica è arrivato l’insulto sui social, che ha innescato la dura reazione della diocesi.

Il giorno dopo la chiusura dell’oratorio, temporanea per fare chiarezza sui conti delle attività ludiche, la comunità appare spaccata. Il sostegno al sacerdote non manca ed è forte, ma ci sono anche le voci critiche di chi ritiene che l’oratorio di Pieve è sempre stato un presidio e un punto di riferimento per tanti ragazzi e non si possa correre il rischio di vederlo morire.

Era necessario chiudere l’oratorio e il bar, non fare il Cres e probabilmente non organizzare la sagra per fare luce sulla presunta «gestione non sempre chiara e trasparente?». Questa la domanda che una parte dei frequentatori dell’oratorio si pone. —

J. D. P.

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