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Strage di Bologna, chiesto il rinvio a giudizio per Paolo Bellini

Evaristo Sparvieri
Strage di Bologna, chiesto il rinvio a giudizio per Paolo Bellini

La richiesta dopo il fine indagini di febbraio. Per i magistrati avrebbe agito in concorso con Licio Gelli, Umberto Ortolani, Federico Umberto D'Amato e Mario Tedeschi, tutti deceduti e ritenuti mandanti, finanziatori o organizzatori dell'attentato. Richiesta di giudizio anche per Quintino Spella e Piergiorgio Segatel, per depistaggio, e Domenico Catracchia, per false informazioni al pm al fine di sviare le indagini.

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REGGIO EMILIA. La Procura generale di Bologna ha chiesto il rinvio a giudizio per la Primula Nera reggiana Paolo Bellini, ex Avanguardia nazionale, ritenuto un esecutore della Strage del 2 agosto 1980, che causò 85 vittime e oltre 200 feriti.

Secondo la Procura Generale, Bellini avrebbe agito in concorso con Licio Gelli, Umberto Ortolani, Federico Umberto D'Amato e Mario Tedeschi, tutti deceduti e ritenuti mandanti, finanziatori o organizzatori dell'attentato. Richiesta di giudizio anche per Quintino Spella e Piergiorgio Segatel, per depistaggio, e Domenico Catracchia, per false informazioni al pm al fine di sviare le indagini.

LE RICHIESTE Dopo l'avviso di fine indagine notificato a febbraio, dunque, ora arriva anche la richiesta di mandare a processo l'ex Avanguardia Nazionale. Nel provvedimento, firmato dall'avvocato generale Alberto Candi e dai sostituti pg Umberto Palma e Nicola Proto, e vistato dal procuratore generale Ignazio De Francisci, si chiede il rinvio a giudizio anche per l'ex generale del Sisde, Quintino Spella, e per l'ex carabiniere, Piergiorgio Segatel, entrambi accusati di depistaggio.

Per Domenico Catracchia, responsabile delle società, legate ai servizi segreti, che affittavano gli appartamenti di via Gradoli dove, nel 1981, trovarono rifugio alcuni appartenenti ai Nar, si chiede invece il processo per false informazioni al pm al fine di sviare le indagini.

Le richieste arrivano al termine del primo troncone delle indagini sui mandanti della strage, avocate dalla Procura Generale nell'ottobre del 2017 dopo l'archiviazione della Procura ordinaria: un'indagine ripartita anche grazie a dossier presentati dall'associazone dei familiari delle vittime.

LE INDAGINI Sono tre gli elementi portati dalla Procura generale che hanno indotto a riaprire le indagini su Bellini, dopo che lo scorso 28 maggio il gip Francesca Zavaglia aveva revocato il non luogo a procedere nei suoi confronti, datato 28 aprile 1992.

I tre elementi sono: il fotogramma estrapolato da un filmino amatoriale Super 8, girato da un turista tedesco la mattina del 2 agosto 1980; un’intercettazione ambientale che riguarda Carlo Maria Maggi, ex capo di Ordine Nuovo, condannato per la Strage di Brescia e morto dicembre 2018, dove il medico parlando con il figlio disse di essere a conoscenza della riconducibilità della strage di Bologna alla banda Fioravanti e che all’evento partecipò un «aviere», che portò la bomba (Bellini era conosciuto nell’ambiente della destra per la passione per il volo); le risultanze del processo di Palermo sulla trattativa “Stato-Mafia”, dalla cui sentenza di primo grado risulta la sussistenza di rapporti tra Paolo  Bellini e Sergio Picciafuoco, quest’ultimo, seppur definitivamente assolto dal delitto di partecipazione alla strage dopo la condanna in primo grado, certamente presente alla stazione di Bologna la mattina della strage.

Nel marzo dello scorso anno, durante il processo a Gilberto Cavallini, fra gli atti acquisiti dalla Corte d’assise ci fu inoltre anche l’assoluzione dell’ex procuratore di Bologna ed ex capo del Dap, Ugo Sisti per favoreggiamento nei confronti di Bellini.

Sulla strage, la Primula Nera ha sempre proclamato la sua totale estraneità alla strage, sostenendo come alibi di trovarsi al passo del Tonale.

Anche sulla base di questo alibi, nei confronti della Primula Nera venne stabilito il 28 aprile 1992 il non luogo a procedere. Diverso, invece, è ora il parere della Procura Generale, che dopo aver chiuso le indagini ha chiesto adesso anche il rinvio a giudizio.

IL COMMENTO «Il lavoro investigativo che abbiamo avuto modo di studiare negli ultimi tre mesi è obiettivamente eccellente e frutto di uno sforzo straordinario dei magistrati e delle forze dell'ordine delegate. Ciò anche tenendo conto che la Procura Generale non dispone, sul piano istituzionale, di un'organizzazione e di mezzi, che tutti gli Uffici della Procure della Repubblica per previsione di legge possiedono. A distanza di tre anni possiamo dire che l'opposizione alla richiesta di archiviazione sull'indagine-mandanti fu un atto non solo dovuto, ma capace di creare una dialettica processuale feconda». Così gli avvocati Andrea Speranzoni e Roberto Nasci, difensori dei familiari delle vittime della strage del 2 agosto 1980, tirano le fila dopo la richiesta di rinvio a giudizio della Procura generale.

«A questo punto - continuano - l'ottimismo dei mesi scorsi diviene realtà e l'aspettativa che la parola "giustizia" evoca si è tradotta in un atto d'accusa. La ricerca di giustizia e dei pezzi di verità mancanti potrà completarsi. Un tassello si era già aggiunto nel gennaio scorso con la condanna in primo grado dell'imputato Gilberto Cavallini, ex militante neofascista dei Nar, rinviato a giudizio dalla Procura della Repubblica, all'esito di un processo in cui le parti civili hanno avuto un ruolo attivo».

Quindi, «il rinvio a giudizio di Paolo Bellini e degli altri imputati riteniamo consentirà di aggiungerne altri. Vi è inoltre un ulteriore troncone di indagine ancora in corso. Un risultato, quello di oggi che ci soddisfa appieno, ma che richiederà un ulteriore sforzo processuale».

IL 40ESIMO ANNIVERSARIO. «Ora la battaglia per la verità sarà ostacolata in modo sovraumano; inizia una strada difficilissima: non si pensi, come si diceva una volta, che abbiamo raggiunto il socialismo. Abbiamo voluto la bicicletta, ora dobbiamo pedalare». E' soddisfatto, e molto, Paolo Bolognesi, presidente dell'associazione dei parenti delle vittime della strage alla stazione di Bologna per la decisione della Procura Generale. Ma è anche consapevole che questo traguardo inseguito per anni, e «con cui si dimostra che ci sono le carte per fare un processo» sui mandanti, segna anche una "fase 2": quella in cui si farà di tutto, teme e prevede, per evitare che la verità venga a galla.

«Alla vigilia del 2 agosto assisteremo a tentativi di tutti i tipi per confondere l'opinione pubblica», mentre il cerchio sembra stringersi attorno ai mandanti, dice Bolognesi.

«Dagli esecutori, come Cavallini, stiamo salendo a personaggi di ancora più alto livello» e ruolo nei misteri del 2 agosto, rileva Bolognesi. «La cosa importante - prosegue il presidente dell'associazione dei parenti delle vittime del 2 agosto - è che, oltre a Bellini, ci sono tre personaggi collegati ai servizi e siccome le false dichiarazioni e i depistaggi sono del 2019, questo vuol dire che il centro di potere che gestiva queste cose è vivo, vegeto e lotta contro di noi, lotta ancora contro la verità».

Per questo, «oggi siamo molto contenti, ma anche consapevoli che i tempi che verranno saranno durissimi». La richiesta di avvio del processo dimostra che «ci sono elementi estremamente consistenti, è una cosa veramente seria» e di questo Bolognesi ringrazia i magistrati «che non hanno guardato in faccia a nessuno e sono andati avanti», e l'hanno fatto indagando su tentativi di non far sapere la verità che dimostrano come «certi segreti e connubi sul 2 agosto ancora oggi non si devono sapere e si fa di tutto per tenerli segreti».

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