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Infortuni da Covid Le incognite della fase due «Siamo preparati»

Evaristo Sparvieri
Infortuni da Covid Le incognite della fase due «Siamo preparati»

A Reggio il numero più alto di denunce in Emilia-Romagna Zanellato (Cgil): «Casi aumentati in maniera significativa»

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Evaristo Sparvieri

REGGIO EMILIA

«In base al nostro monitoraggio, rispetto alle circa 300 denunce del mese scorso c’è stato sicuramente un aumento significativo. Presumiamo che a Reggio Emilia i casi siano aumentati notevolmente. La fase due? Dipende. Di certo oggi ci sono presidi che all’inizio dell’emergenza non c’erano». Infermieri e in genere personale sanitario. Ma anche badanti, operatori assistenziali a domicilio, addetti dei supermercati. Sono queste, secondo la responsabile del settore Danni da Lavoro di Inca Cgil, Giorgia Zanellato, le categorie più esposte al Covid-19 che nella nostra provincia hanno avviato una pratica per infortuni da Coronavirus.

LE STATISTICHE

Secondo i dati nazionali diffusi nei giorni scorsi, in Italia gli infortuni sul lavoro denunciati all’Inail per contagi da Covid sono oltre 37mila, il 10% dei quali registrati in Emilia-Romagna, dove – pur in assenza di statistiche aggiornate, in fase di elaborazione – Reggio Emilia è risultata finora la provincia con il numero più elevato di casi. Un aspetto – quello dell’infortunio per Coronavirus – sul quale si sono accesi i riflettori anche in conseguenza del timore manifestato da associazioni imprenditoriali e datori di lavoro di un conseguente rischio di contenziosi penali e civili a loro carico, smentito invece dal governo, che ha annunciato una nuova circolare Inail per dettagliare meglio le norme.

La rete

«In realtà – spiega Zanellato – qualsiasi denuncia di infortunio sul lavoro non prevede obbligatoriamente la responsabilità dei datori di lavoro. Quanto alla situazione di Reggio Emilia, in regione ha il numero più elevato di denunce, ma non perché ci sono più contagi. Questa situazione è legata al fatto che c’è stata sin da subito un attenzione importante in materia di salute e sicurezza, grazie a una rete preventiva di comunicazione fra l’Inail, medici dell’Ausl, medici competenti, medici di base e patronati». Una rete che, secondo l’esponente della Cgil, ha funzionato in maniera capillare.

«Sin da subito i medici competenti delle strutture ospedaliere reggiane si sono attivati per avviare le denunce, appoggiandosi anche sulla medicina del lavoro. Anche le segnalazioni dei medici di base sono subito partite e noi stessi, come Cgil, abbiamo scritto a tutti gli iscritti spiegando le modalità con cui affrontare questo tipo infortunio. I nostri medici legali hanno affiancato tutte le figure che fanno parte di questa rete e non è da poco il fatto che l’Inail di Reggio Emilia sin da subito ha accettato i certificati e fatto la sua parte».

CATEGORIE

Ma quali sono le categorie in cui si sono maggiormente riscontrati infortuni da Covid? «Sicuramente tutto il comparto della sanità: infermieri, fisioterapisti, operatori socio-sanitari. Sono un numero elevatissimo. Poi ci sono altre categorie, come gli addetti alle pulizie negli ospedali, gli addetti nei supermercati. Abbiamo avuto casi di assistenti domiciliari che si prendono cura di persone anziani, casi di badanti. Diciamo che le figure più coinvolte sono quelle sanitarie e socio-assistenziali, poi è capitato qualche lavoratore che non facesse parte di queste categorie». Secondo due recenti circolari Inail, per gli operatori del comparto sanitario e per altre categorie a contatto con il pubblico e con elevato rischio di contagio – come ad esempio addetti alle vendite e tassisti – vale il concetto della presunzione semplice, che di fatto fa scattare automaticamente l’infortunio da Covid come conseguenza di un infortunio sul lavoro. Diverso, invece, è il caso di altre categorie, escluse da rischio elevato di contagio, e il cui infortunio da Covid sul lavoro deve in qualche modo essere dimostrato.

FUTURO

Ma di fronte a un possibile aumento del rischio contagi con le riaperture massicce della fase due, cosa ci si aspetta sul versante degli infortuni da Covid? «Dipende – risponde Zanellato – oggi ci sono presidi che all’inizio dell’emergenza non c’erano. Ci sono più tutele e c’è maggiore consapevolezza. Basti pensare che all’inizio dell’emergenza c’era chi parlava di semplice influenza. Oggi tutte le strutture sono più preparate, sia a livello ospedaliero che negli ambienti di lavoro, con guanti, barriere, mascherine, caschi. Anche se la fase due potrebbe portare a un nuovo aumento di contagi, direi che si può contare su una consapevolezza diversa che non c’era a febbraio o a marzo, consentendo una tutela differente». —

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