Pieve, nessuna risposta dai gestori delle attività contestate dal vescovo
Camisasca: «Gestione non sempre chiara e trasparente». Uno studio del 2017: «Molte feste serali. La mancanza di un educatore è il punto critico»
GUASTALLA
Dopo il clamore suscitato dalla lettera con cui il vescovo Massimo Camisasca ha sospeso tutte le attività ludiche e ricreative dell’oratorio di Pieve, ci si aspettava una risposta dai fruitori o dagli organizzatori di eventi. Ma per ora pare prevalere la voglia di far calmare le acque in attesa di riprendere il dialogo in un momento più propizio. Idem in Comune. Quantomeno ci si aspettava che le frasi del vescovo – in particolare questa: «Nella parrocchia di Pieve le attività ludiche, ricreative e conseguentemente economiche si sono manifestate negli anni eccessive rispetto a quelle pastorali, e non di rado la gestione non sembra essere sempre chiara e trasparente, con lacune documentali rilevanti» – potesse essere smentita o commentata da chi si è sentito chiamare in causa. Poiché il vescovo non ha fatto nomi, nessuno si sente in dovere di giustificare perché alcune attività sarebbero state gestite in modo poco trasparente. È come se il vescovo avesse fatto come Gesù fece nel tempio, all’arrivo a Gerusalemme, quando mandò via mercanti e cambiavalute dicendo loro: «La mia casa sarà casa di preghiera. Voi invece ne avete fatto un covo di ladri». Il vescovo non ha parlato di «ladri», ma evidentemente vuole scacciare dall’oratorio la tentazione di approfittare delle tipiche attività da oratorio per coltivare altri interessi. In questo senso, i chiarimenti servirebbe ad allontanare i sospetti, oltre che a fornire risposte a al vescovo, a don Nildo Rossi e alla comunità di Pieve.
Nel dossier con i risultati del monitoraggio effettuato nel 2017 dall’associazione “Pro.Di.Gio” per il Comune di Guastalla, a cura di Massimiliano Anzivino e Lauro Menozzi, si legge: «L’oratorio di Pieve per molti ragazzi rappresenta un mondo in continuo movimento, dove si possono incontrare tante persone in ogni momento della settimana e della giornata: per molti quindi è normale avere la vita che ruota intorno a questo luogo per vari anni. A Pieve vi è un’attenzione molto forte all’organizzazione di eventi (specie di sera), di sagre durante tutto l’anno, con una tradizione e una competenza legata a tali momenti riconosciute sul territorio. Il tema degli spazi è molto importante e spesso si sceglie Pieve, specie tra i giovani, proprio per questo, oltre che per la prossimità degli spazi sportivi gestiti e alla presenza di un bar aperto tutti i giorni dalle 13 alle 24 con un dipendente parrocchiale. Il bar è frequentato da utenze molto mescolate, quindi sia giovani (tra i 15 e i 25 anni) che adulti, e viene utilizzato parecchio come momento aperitivo e come ritrovo per la visione di partite di calcio. L’oratorio presenta vari spazi interni aperti prevalentemente durante il fine settimana e uno spazio aggregativo autogestito con ping-pong e biliardino. Emerge come questo luogo venga frequentato e usato in modo molto versatile e libero, con varie modalità di intendere la partecipazione. La mancanza di un educatore è il punto critico che potrebbe davvero fare la differenza rispetto all’aggancio di molti ragazzi che frequentano l’oratorio durante la settimana in modo saltuario e sporadico, oppure per essere una presenza propositiva che incentivi il volontariato o un riferimento per le attività periodiche dell’oratorio». —
M.P.
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