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Quei 9 giorni di scosse in Emilia ricordo indelebile nella memoria

El.Pe.

La prima scossa alle 4 del mattino a Finale Emilia con i primi danni Il 29 maggio le repliche che hanno segnato il Reggiano  

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iL RICORDO

È notte fonda ancora quando l’Emilia trema, quel 20 maggio di otto anni fa. Sono le 4.03, l’alba è ancora lontana quando un terremoto di magnitudo 6.1 con epicentro Finale Emilia, in provincia di Modena, fa tremare la pianura. Ma l’incubo che rase al suolo chiese e case non è finito quella notte. Quella scossa è solo l’inizio di 9 giorni di passione, di paura e voglia di rialzarsi subito nonostante la terra continui a tremare. Quella voglia di reagire riceve un’altra, ancora più dolorosa batosta il tragico 29 maggio 2012.

Nove giorni dopo la prima fortissima scossa, alle 9 del mattino un terremoto di magnitudo 5.9 con epicentro più a ovest, tra Medolla e Cavezzo, viene registrata a 8 chilometri di profondità.

Le notizie che arrivano dalla bassa modenese, dal distretto produttivo del biomedicale è di vittime sotto le macerie e di centri abitati in parte rasi al suolo. Qualche ora più tardi, tra le 12 e le 13, ancora di quel doloroso 29 maggio, la terra torna a tremare: due le scosse di 5.5 e 5 colpiscono verso Novi, al confine con il Reggiano.

Il bilancio di quella tragica giornata è di venti persone rimaste uccise tra le macerie.

Ma non è finita, perchè il 5 giugno un’altra importante scossa, di magnitudo 4.9, viene registrata a Novi: la torre dell’orologio già fortemente compromessa dalle scosse precedenti si sgretola.

È una realtà stravolta quella che vive la pianura emiliana dal basso bolognese, al Ferrarese, al Modenese alla Bassa reggiana nei giorni a seguire. Importanti realtà produttive devono farei conti con danni gravi, attività ferme. Ci sono famiglie sfollate per le lesioni alle loro abitazioni. Ci sono anche tantissime persone che per settimane continueranno a dormire fuori di casa, in allestimenti di fortuna, tende, roulotte, camper per la paura che il terremoto così come a tradimento ha continuato a colpire dopo ogni tentativo di rialzarsi, possa tornare.

È il comparto della produzione del Parmigiano reggiano a pagare conseguenze importanti, perchè molte stalle sono crollate, così come le scaffalature di molti caseifici: indimenticabili le immagini del deposito della latteria sociale Tullia, nel territorio di Rolo, che dopo le scosse di mezzogiorno del 29 maggio si era aperto come una scatoletta.

Sono passati otto anni da quei giorni. I ricordi nella memoria della gente della Bassa, sono vivi. Lo è il ricordo delle vittime, come don Ivan Martini parroco di Rovereto di Novi morto tra le macerie della sua chiesa mentre tentava di portare in salvo la statua della Madonna. Lo sono certe ferite nell’animo, che tornano a pungere quando il terremoto si fa risentire, quando colpisce altrove o quando un rumore, un tremore fanno venire in mente quelle notte e quei giorni, quando la terra non sembrava smettere di tremare. —

El.Pe.

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