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Strage, chiesto il processo per Bellini Nuove intercettazioni lo incastrerebbero

Tiziano Soresina
Strage, chiesto il processo per Bellini Nuove intercettazioni lo incastrerebbero

Bomba alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980: il killer reggiano, ora 66enne, è accusato con altre tre persone

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Tiziano Soresina

BOLOGNA

La Procura generale di Bologna ha chiesto il rinvio a giudizio per il killer reggiano 66enne Paolo Bellini – ex di Avanguardia nazionale – ritenuto un esecutore della strage del 2 agosto 1980: contro di lui vi sarebbero delle intercettazioni, anche recenti, che proverebbero il suo coinvolgimento nell’attentato.

L’ex Primula nera avrebbe agito in concorso con Licio Gelli, Umberto Ortolani, Federico Umberto D’Amato e Mario Tedeschi, tutti deceduti e ritenuti mandanti, finanziatori o organizzatori dell’attentato. Gli inquirenti chiedono il rinvio a giudizio anche per l’ex generale del Sisde Quintino Spella e per l’ex carabiniere Piergiorgio Segatel, entrambi accusati di depistaggio. Per Domenico Catracchia, responsabile delle società – legate ai servizi segreti – che affittavano gli appartamenti di via Gradoli a Roma dove, nel 1981, trovarono rifugio alcuni appartenenti ai Nar, si chiede invece il processo per false informazioni al pm al fine di sviare le indagini. Il provvedimento è firmato dall’avvocato generale Alberto Candi, dai sostituti pg Umberto Palma e Nicola Proto e vistato dal procuratore generale Ignazio De Francisci. Le indagini sono state condotte da Guardia di Finanza, Digos e Ros. L’inchiesta arrivata ad accusare Bellini è il fascicolo – sui mandanti della strage che fece 85 morti e 200 feriti – da sempre sollecitato dall’Associazione dei familiari delle vittime: prima archiviato contro ignoti dalla Procura ordinaria, è stata avocato a ottobre 2017 dalla Procura generale che ha chiuso a febbraio 2019 questo primo troncone e ora ha chiesto il processo. «Il lavoro investigativo che abbiamo avuto modo di studiare negli ultimi tre mesi è obiettivamente eccellente e frutto di uno sforzo straordinario dei magistrati e delle forze dell’ordine delegate. Ciò anche tenendo conto che la Procura Generale non dispone, sul piano istituzionale, di un’organizzazione e di mezzi che tutti gli uffici delle Procure della Repubblica per previsione di legge possiedono. A distanza di tre anni possiamo dire che l’opposizione alla richiesta di archiviazione sull’indagine-mandanti fu un atto non solo dovuto, ma capace di creare una dialettica processuale feconda». Così gli avvocati Andrea Speranzoni e Roberto Nasci, difensori dei familiari delle vittime della strage del 2 agosto 1980, tirano le fila dopo la richiesta di rinvio a giudizio della Procura generale. «A questo punto – continuano – l’ottimismo dei mesi scorsi diviene realtà e l’aspettativa che la parola “giustizia” evoca si è tradotta in un atto d’accusa. La ricerca di giustizia e dei pezzi di verità mancanti potrà completarsi. Un tassello si era già aggiunto nel gennaio scorso con la condanna in primo grado dell’imputato Gilberto Cavallini, ex militante neofascista dei Nar, rinviato a giudizio dalla Procura della Repubblica, all’esito di un processo in cui le parti civili hanno avuto un ruolo attivo». Quindi, «il rinvio a giudizio di Bellini e degli altri imputati riteniamo consentirà di aggiungerne altri. Vi è inoltre un ulteriore troncone di indagine ancora in corso. Un risultato che ci soddisfa appieno, ma che richiederà un ulteriore sforzo processuale». —

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