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il processo d’appello 

Abusi, assolto il patrigno I servizi della Val d’Enza nel mirino della Procura

Tiziano Soresina
Abusi, assolto il patrigno I servizi della Val d’Enza nel mirino della Procura

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Tiziano Soresina

VAL D’ENZA

Una condanna a 6 anni e 3 mesi per presunti abusi sessuali sulla figlia della compagna, ora ribaltata in appello a Bologna dove l'imputato – un operaio di 46 anni – è stato assolto “perché il fatto non sussiste”.

È l'esito processuale di una vicenda trattata dai servizi sociali della Val d'Enza, gli stessi finiti nei mesi scorsi nell'inchiesta Angeli e Demoni sugli affidi illeciti. Nel caso specifico, relativo al 2015, la minore (al tempo 12enne) venne allontanata per un periodo dalla famiglia e anche l'uomo fu costretto ad andarsene di casa. Delle sedute di psicoterapia della ragazzina si occupò Nadia Bolognini, la moglie di Claudio Foti della onlus Hansel & Gretel, coinvolta nell'indagine della Procura (il pm Valentina Salvi è titolare del fascicolo) e carabinieri. Inquirenti che stanno ora approfondendo anche questo caso. «Non ho impostato l'appello né ho insistito particolarmente sull'inserimento nel contesto dell'Unione Val d'Enza, perché a mio avviso c'erano elementi sufficienti per ottenere un ribaltamento della sentenza – spiega, sul punto, l'avvocato Nicola Tria, difensore dell'imputato – ma posso dire che chi ha gestito questa cosa, operatori e servizi sociali, forse ha avuto una tendenza a guardare in un'unica direzione e a non valutare sufficientemente questioni che avrebbero potuto probabilmente indurre a farsi delle domande».

L’avvio è nella primavera 2015 in un paese della Val d’Enza. La 12enne disse di aver subìto pesanti attenzioni da parte del convivente della madre, che le avrebbe messo le mani addosso quando non c’era la donna. Atti sessuali commessi quando in casa c’erano altri due minori (figli della coppia) che dormivano. La storia era emersa perché una maestra – la ragazzina frequentava la quinta elementare – aveva notato un peggioramento nel rendimento scolastico. Così la 12enne aveva fatto alcune ammissioni, chiedendo però che la madre non fosse informata. Accuse infamanti che l’imputato ha sempre negato, anche in aula a Reggio Emilia, sostenendo che la ragazzina era arrabbiata con lui perché era stata rimproverata per il modo in cui usciva di casa (con pantaloncini corti e braccia scoperte). Insomma, la denuncia sarebbe stata una ritorsione per farlo cacciare di casa.

Da qui la richiesta d’assoluzione, ma il collegio giudicante – nel processo di primo grado – fu di altro avviso. Ora il ribaltamento e sull’assoluzione – poi avallata dalla Corte d’appello della seconda sezione penale – si sono trovati concordi sia la Procura generale che il difensore Tria. «Studiando attentamente gli atti – dice il legale – è emerso come la ragazzina avesse dato tre versioni diverse del presunto abuso sessuale: alla madre, all’assistente sociale e durante l’incidente probatorio. Insomma, una ragazzina dedita a racconti fantasiosi, inventati, ad una certa teatralità. Troppe contraddizioni per essere credibile». Da quel giorno la coppia è scoppiata, la 12enne era stata allontanata (ma ora è tornata a vivere con la mamma) e il convivente non solo se n’è andato, ma ora lavora all’estero.

«Per il mio assistito sono stati 5 anni durissimi – conclude l’avvocato Tria – tutto ciò ha avuto un impatto devastante. Ora si sente rinato, perché ha ottenuto giustizia». —

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