Bibbiano, altri 2 bimbi tornati dai genitori
È uno degli snodi dell’inchiesta “Angeli e Demoni”. Il padre era stato assolto per gli abusi ma i fratelli rimasero in affido
Enrico Lorenzo Tidona
REGGIO EMILIA
Da cinque anni non vivevano più con i genitori ma quest’estate potranno passare le vacanze con loro. Un primo passo verso il ricongiungimento dopo l’accusa di violenza sessuale che nel 2015 aveva travolto il padre di due fratellini, caduta e archiviata nel 2017 con ordinanza del giudice del tribunale di Reggio Emilia per carenza di prove. Nonostante ciò, però, i due fratellini dati in affido a un’altra famiglia tardavano a tornare a casa, dando vita a una disputa legale con i servizi sociali della Val d’Enza che, secondo quanto appreso, ha visto una svolta con l’inchiesta Angeli e Demoni. Questo caso, infatti, è uno dei sette casi cardine contemplati nell’ordinanza dell’inchiesta che nel giugno 2019 ha catapultato il servizio affidi centrato a Bibbiano verso la ribalta nazionale, squassando la piccola realtà reggiana anche con l’arresto del sindaco Andrea Carletti, e con riverberi sul quadro politico nazionale sopiti solo dall’esplosione del Covid. Il caso della famiglia divisa era stato preso in mano e a cuore da due avvocati reggiani, Marta Rovacchi e Nicola Tria, diventato poi assessore alla Legalità del Comune di Reggio, e che nonostante la nomina non ha voluto rinunciare all’incarico legale nonostante potesse anche risultare scomodo sul piano dei rapporti politici interni alla sinistra. Per anni i due avvocati hanno cercato di riportare i bambini a casa dai genitori, come avvenuto per gradi in questi mesi. Poco tempo fa è stata depositata infatti una perizia, acquisita dal tribunale dei Minori di Bologna, sulla base della quale i fratellini possono già passare il fine settimana a casa con i genitori, con la prospettiva ora di passare un lungo periodo di vacanza con loro, il primo la lunga lontananza, e in attesa di un ricongiungimento definitivo dopo l’estate, forse a settembre, quando il caso dovrebbe giungere a una conclusione.
Gli avvocati, visto il mancato riavvicinamento dei minori nel 2017, hanno tentato di venire a capo della questione e dopo un silenzio definito «assordante» ai giudici, nell’agosto del 2018 hanno depositato un esposto. La vicenda è finita davanti al tribunale di Minori che ha poi affidato l’incarico a un perito per valutare la capacità genitoriale e la possibilità di un rientro in famiglia dei due ragazzini. Un percorso peritale positivo che aveva come contraltare i giudizi negativi dei servizi sociali, che hanno perso efficacia con la rivalutazione del caso da parte del tribunale dei Minori in favore dei genitori, che ne ha rivisti a decine dopo l’inchiesta sugli affidi esplosa un anno fa.
Di fatto i due fratelli sono fuori casa dal 2015, si stanno riavvicinando ai genitori con i quali hanno mantenuto un legame con visite protette, avendone però sviluppato uno affettivo anche con la famiglia affidataria. La vicenda è quindi complessa e parte proprio nel 2015, quando il padre porta la bimba in guardi medica, in Val d’Enza, perché la piccola lamentava dolori. Non ci sono segni di violenza ma la bimba riferisce un presunto episodio di abuso e viene affidata ai servizi sociali dell’Unione Val d’Enza, direttamente alla massima dirigente, Federica Anghinolfi, che chiede l’allontanamento dai genitori sia per lei che per il fratello. Allontanamento divenuto uno snodo centrale dell’inchiesta, perché vede coinvolta l’assistente sociale Cinzia Magnarelli, che ha poi confessato di aver calcato la mano su alcune relazioni - ha già patteggiato 1 anno e 8 mesi per falsità ideologica e frode processuale - affermando davanti al sostituto procuratore Valentina Salvi che lo avrebbe fatto su pressioni di Anghinolfi. Quest’ultima, insieme a una ventina di altri indagati, è ancora in attesa dell’eventuale richiesta di rinvio a giudizio, nonostante l’avviso di chiusura indagini sia giunto a gennaio.
Secondo il gip le dichiarazioni iniziali della bimba erano inattendibili, quelle della madre idem visto il disagio psichico mai riportato nelle carte nonostante la valutazione su condizionamenti ai figli emessa da una dottoressa, come ha rilevato poi la procura. Relazioni in cui veniva descritta un’abitazione fatiscente e con la muffa (ma era nuova e pulita secondo i carabinieri). «False motivazioni» secondo l’accusa, che racconta di pressioni da parte degli assistenti sociali e di aver omesso ai bambini dell’avvenuta nascita di un fratellino e la consegna di regali e lettere di Natale. —
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