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Strage, intercettata l’ex di Bellini trovato in casa sua il crocifisso

T.S.
Strage, intercettata l’ex di Bellini trovato in casa sua il crocifisso

La donna svela a un familiare: «Quello del video è lui». Vacilla l’alibi del killer su orari e situazioni 

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BOLOGNA

Avrebbe molto a che fare con la nostra città la svolta alle indagini che ha portato la Procura generale a chiedere il rinvio a giudizio del killer reggiano Paolo Bellini, accusato – come esecutore – del devastante attentato alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 che costò la vita ad 85 persone e 200 rimasero ferite.

Come anticipato dalla Gazzetta, nei mesi scorsi l’attenzione degli investigatori si era rivolta sull’ex moglie di Bellini. «Sì, può essere lui». La risposta – messa a verbale – era giunta dalla donna, interrogata più volte dagli inquirenti. Aveva davanti un fermo immagine che mostra un giovane con i capelli ricci, i baffi e le sopracciglia folte che decisamente somiglia al killer. Fotografia tratta dal filmato amatoriale in super8, girato quel tragico giorno, da un tedesco (Arold Polzer) di passaggio a Bologna, contenente i momenti immediatamente precedenti e successivi alla strage. Da quanto “filtra” nell’interrogatorio la donna – separatasi dal marito diversi anni fa – aveva confermato che l’uomo ritratto in quel fotogramma sgranato (ricavato da quanto filmato dopo l’esplosione della bomba in stazione) è probabilmente Bellini al tempo 27enne. Fra l’altro gli inquirenti, tenendo sotto controllo il telefono dell’ex moglie, avevano in precedenza ascoltato una conversazione della donna che con un familiare ammetteva di aver riconosciuto l’ex marito nel citato fotogramma quando campeggiava su giornali e tv al riesplodere dell’inchiesta. Sempre in quel frame del video il giovane ha al collo una catenina con un crocefisso, anche se la qualità del fotogramma non è tale da poterlo affermare con sicurezza. L’ex moglie, su questo punto, si sarebbe limitata a dire agli investigatori che Bellini l’aveva avuta e se la metteva una catenina. E nella ricerca di foto comparative di quell’epoca sull’indagato e della catenina con il probabile crocifisso vanno inquadrate le perquisizioni effettuate a Reggio Emilia – nel luglio scorso – sia nell’abitazione dell’ex consorte di Bellini, sia nella casa in periferia di un’altra persona. E proprio a casa dell’ex moglie verrà trovato – fra le cose appartenute a Bellini – un crocifisso, considerato compatibile con quello immortalato nel fotogramma (lo dice un’apposita perizia). Lo stesso fotogramma è stato analizzato a fondo dalla Scientifica di Roma e sono stati riscontrati almeno 10 punti somatici sovrapponibili (vale a dire, per chi indaga, elevato grado di probabilità) con la foto di raffronto del documento d’identità. Infine vi sarebbero elementi – su orari e situazioni – che smentirebbero l’alibi che nel 1992 permise a Bellini di uscire dalle indagini. Lui sostiene: «Ero al passo del Tonale con la mia famiglia e con noi c’era anche una nostra cugina che mia cognata mi aveva portato di prima mattina. Il 2 agosto 1980 guidai da Reggio Emilia fino a Rimini, dove stava mia moglie e poi arrivammo in questo albergo, lassù, dove rimanemmo per una settimana di vacanza». —

T.S.

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