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Diecimila mascherine donate a Villa Sesso: il quartiere ringrazia Raffaella Orlandini

Miriam Figliuolo
Diecimila mascherine donate a Villa Sesso: il quartiere ringrazia Raffaella Orlandini

La generosità dell’imprenditrice titolare di una camiceria di alta moda. Lei e la figlia Erika: «Un dono fatto con il cuore alla nostra comunità» 

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REGGIO EMILIA. C’è un intero quartiere in città, quello di Villa Sesso, che vuole ringraziare la generosità e l’impegno, in questo tempo di Covid 19, di un’azienda storica locale, la camiceria Orlandini Raffaella, dal cui laboratorio sartoriale, dall’inizio del lockdown a oggi, sono uscite ben 10mila mascherine anti contagio.

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Tutte donate alla comunità, molte alla Caritas, tante distribuite attraverso alcuni esercizi commerciali della zona, come la farmacia Graziosi e l’edicola gestita da Egidia Negri e la figlia Sabrina Manfredi, tra le prime a muoversi per un pubblico ringraziamento, e tante consegnate a chi suona al campanello della camiceria o con il passaparola.

«Vogliamo ringraziare la signora Raffaella perché ha donato a tutti qui nel quartiere le mascherine da loro prodotte. Non ha mai chiesto niente e si è preccupata di farle avere a clienti e amici purché residenti a Sesso», spiegano la Negri e la figlia.

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In via Gonzaga 95, dove la già avviata attività si trasferì nel 1981, ad aprire la porta è proprio Raffaella Orlandini, 80 anni di cui 64 di attività, compiuti il 15 maggio. Nel suo laboratorio vengono confezionate camicie di alta moda, realizzate fin dai primi anni per grandi firme come Armani, Trussardi, Ferrè, Mariella Burani, e poi, ininterrottamente da 46 anni, per Max Mara: capi raffinati che hanno sfilato sulle passerelle di tutto il mondo e vengono indossate dalle celebrità.

«Lei è di Sesso? – chiede la camiciaia a chi si presenta alla porta del laboratorio –. Tenga. Sono gratis». È questo, infatti, il passe partout per ricevere in dono le preziose mascherine. Fatte in puro cotone, lavabile, e impreziosito da stampe eleganti e colorate. Non solo ricavate da scampoli di lavorazione, ma addirittura andando a cercare i tessuti, scelti dal gusto raffinato ed esperto che contraddistingue Raffaella e la figlia Erika che l’aiuta nell’attività.

Sono state le due donne, aiutate dal genero e dalla nipote, nelle settimane di chiusura dovute al lockdown, a confezionare personalmente ben 10mila mascherine poi donate alla comunità. E ancora il laboratorio ne produce in quantità.

Ora finalmente al lavoro sono tornate le dipendenti, 12 donne per lo più di nazionalità russa o moldava. È la loro precisione e abilità a rendere possibile la meraviglia di ogni singola preziosa creazione. «Vera alta qualità», sottolinea con orgoglio Orlandini.

Apprezzata al punto che tra i vip c’è chi vuole indossare solo i capi usciti da qui, come Cristina Parodi.

«Le mascherine? Abbiamo iniziato subito a produrle. Con la chiusura era anche un modo per tenersi impegnate – ha spiegato l’imprenditrice –. Il dono alla comunità è stato spontaneo e immediato. Mi sentivo di farlo per aiutare il mio paese. Io sono di Sesso e sono molto legata a questo quartiere. Poi a fare bene si fa sempre bene», dice con estrema semplicità Raffaella Orlandini.

Poi ci accompagna all’interno del laboratorio. La visita a sorpresa della cronista si trasforma così in un’immersione a 360 gradi nella raffinatezza e meticolosità di un lavoro artigianale dal fascino senza tempo, tra cartamodelli, tagli di tessuti e stoffe preziose e il lavoro minuto e attento delle operaie alle macchine da cucire. «Sono 12 e sono bravissime – racconta Orlandini –. Abbiamo dovuto lasciarle a casa nel periodo di chiusura. Ma per loro abbiamo voluto anticipare noi gli aiuti previsti per l’emergenza Covid 19. Ora offriamo loro tutti i giorni la merenda. Alle nostre donne teniamo moltissimo, sono fondamentali per creare capi perfetti e di qualità».

In quanto alle mascherine, la produzione non si ferma e con quella la solidarietà. —

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