Gazzetta di Reggio

Reggio

Il corteo lumaca degli autisti di bus «Colpiti duramente e dimenticati»

Ambra Prati
Il corteo lumaca degli autisti di bus «Colpiti duramente e dimenticati»

Il settore trasporto reggiano in piazza con la Fita-Cna Paolo Gaspari: «Gli altri ripartono, noi fermi un anno» 

3 MINUTI DI LETTURA





Ambra Prati

REGGIO EMILIA

“Fermi fino al 2021? Fateci lavorare”. “Fatturato 2021 a zero? Per noi e per i nostri lavoratori non c’è futuro”. “2020: non ci hanno mai fermato ma non siamo mai partiti”. I cartelli, posizionati per terra tutto intorno a piazzale Azzurri Atleti d’Italia, hanno materializzato il grido d’aiuto delle imprese di trasporto persone, che ieri hanno sfilato per mezza città con i “bus lumaca” nella manifestazione organizzata da Fita-Cna.

Quella di Reggio Emilia è stata la prima protesta in Italia non statica («ringraziamo le forze dell’ordine per averci dato questa possibilità»).

Carabinieri, polizia e municipale hanno scortato la sfilata dei pullman, guidati dai titolari ma anche dagli autisti: dal Mapei Stadium - Città del Tricolore a via Makallè, dall’onda rossa a piazza Duca d’Aosta, la sfilata - accompagnata da bandiere sventolate, striscioni e assordanti clacson - ha percorso la via Emilia tagliando il centro storico e attirando l’attenzione di abitanti e passanti, che sono usciti dai negozi o si sono fermati in strada per immortalare l’inusuale corteo con il cellulare in mano. Sono stati 25 i bus lumaca (su un totale di 150 iscritti) protagonisti del corteo, che una volta giunti in piazza del Tricolore si sono dispersi. Quello dei pullman turistici è un settore messo in ginocchio dal Covid-19: sebbene secondo il Codice Ateco la categoria risulta non essersi mai fermata, di fatto il blocco di gite scolastiche, attività sportive e viaggi turistici ha paralizzato qualsiasi attività, con zero fatturato e nulle prospettive per il resto dell’anno. «È tutto bloccato e, nel momento in cui il 90% delle attività hanno riaperto, per noi è buio fitto - ha spiegato Paolo Gaspari, portavoce della Cna trasporto persone - La maggior parte delle aziende ha i dipendenti in cassa integrazione fino a metà giugno, ma senza lavoro e con mutui e leasing cui far fronte non so quante ditte ritroveremo sulla piazza alla vera ripartenza l’anno prossimo». Tra le richieste snocciolate dal portavoce figurano «risorse a fondo perduto specifiche per il nostro ramo, la sospensione della tassazione nonché di mutui, leasing e ticket turistici (solo scaricare i viaggiatori a Venezia costa 500 euro) e l’affidamento di parte del trasporto pubblico locale». Quest’ultima richiesta, già avanzata, ha scarse possibilità di essere accolta. «Noi dobbiamo provarci. Non che sia molto conveniente l’idea di trasportare 25 studenti su bus costosissimi, però i nostri pullman, più recenti di quelli di Seta, sono molto confortevoli per l’extraurbano e meno inquinanti perché Euro 6: sarebbe uno sbocco importante per settembre». In questi mesi di stop forzoso è nato spontaneamente, a livello nazionale, il “Comitato italiano bus turistici”, ha spiegato Gaspari: «Ognuno di noi ha contribuito con 500 euro per farci conoscere. Ma se non ci sediamo al tavolo con il Governo (e solo le associazioni di categoria possono farlo) non otterremo nulla». «Ha ragione Gaspari: i comitati possono dare una risposta al malessere del momento, ma poi occorre andare dove si approntano le leggi. Da tempo Cna non faceva una manifestazione pubblica, formata da persone civili ma anche stanche e determinate – ha dichiarato il direttore generale Cna Azio Sezzi – Il decreto Rilancio, appena pubblicato, ha accolto una serie di proposte, ma non è sufficiente e il problema vero è la rapidità di risposta: a una situazione straordinaria non si può rispondere con strumenti e tempi ordinari. La filiera del turismo è la più penalizzata dalla pandemia e fino ad ora gli operatori del trasporto persone sono stati dimenticati». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google