Pieve sconcertata In tanti chiedono un incontro aperto per fare chiarezza
Fa discutere il caso scoppiato intorno all’oratorio Un volontario anonimo: «Siamo persone per bene»
GUASTALLA
La comunità di Pieve non sa darsi una spiegazione della perentoria presa di posizione del vescovo Massimo Camisasca con la quale ha deciso di sospendere le attività ludico-ricreative legate all’oratorio. E non sembra credere neppure che ci siano situazioni di poca trasparenza. Il clima è pesante nella frazione e i volontari si sentono additati dalla comunità. «Siamo persone per bene, abbiamo famiglia – dice un genitore, che ha voluto restare anonimo – Crediamo in Dio, cerchiamo di rispettare il nostro prossimo altrimenti non andremmo a fare volontariato in oratorio. Non posso parlare più di tanto perché rischio di essere male interpretato. Siamo arrivati al punto che dobbiamo stare attenti a come ci esprimiamo».
Alcuni ragazzi sostengono che don Nildo, parroco di Guastalla, non è mai stato insultato per strada e che i segni sull’auto siano stati fatti in ottobre e non in febbraio. «Don Nildo sa chi è stato ma non ha voluto sporgere denuncia. Tutti noi che siamo vicini alla parrocchia gli abbiamo consigliato invece di andare dai carabinieri»spiega il volontario.
Sono circa una cinquantina i volontari che organizzano la sagra di Pieve, con annesso “Moritzino” e altre iniziative, con l’unico scopo di divertirsi, far divertire e fare beneficenza. Nessuno dei volontari si è sentito di fare da portavoce o di fare dichiarazioni ufficiali anche se l’amarezza per quanto è avvenuto è tanta. C’è chi si limita a dire che tutte le attività, sagra compresa, sono sempre state concordate con l’autorità parrocchiale. Anzi, a volte erano gli stessi parroci che chiedevano ai volontari di organizzare iniziative per animare l’oratorio. Per questo la comunità di Pieve si chiede che cosa ha spinto il vescovo a scrivere quella lettera. Tra i volontari c’è anche chi si chiede, perché tutta questa vicenda sia venuta fuori solo ora. Sono anni che gli organizzatori della sagra, dicono, cercano di dialogare con la Curia. «Se non ci volevano in oratorio, perché non ce l’hanno detto prima? Se davamo fastidio o c’erano dei problemi perché non l’hanno espresso con chiarezza?», dicono. A qualcuno è venuto il dubbio che con la scusa del Coronavirus, dato che il lockdown ha chiuso tutto e sospeso ogni attività, la Curia abbia colto l’occasione, una volta per tutte, di “resettare” le attività dell’oratorio trasformando le iniziative un po’ troppo laiche in eventi più consoni alle esigenze della chiesa.
Tra i residenti di Pieve c’è chi chiede che venga indetta un assemblea pubblica con sacerdoti, il vescovo e i volontari per fare chiarezza una volta per tutte, appianare le divergenze e cercare di collaborare per il bene della comunità. Probabilmente ci potranno essere sviluppi in occasione della visita pastorale che era stata programmata, ma poi rinviata per l’emergenza sanitaria. —
Mauro Pinotti
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