Finanzieri intercettati su Gelli «Qualcuno mise la manina»
La frase in una telefonata registrata nel 2019 su un documento omesso in un interrogatorio del 1988 sul Banco Ambrosiano
REGGIO EMILIA . «Guarda un po’ io non so che cazzo ... se qualcuno ha messo la manina, non lo so... con quelle prove che hanno... hanno ragione... quindi io devo dare atto che loro hanno ragione a contestarci...». Sono le parole in una telefonata tra due finanzieri, in servizio a Milano all’epoca delle indagini sul crac del Banco Ambrosiano: l’intercettazione è del maggio 2019 ed è agli atti dell’inchiesta sulla strage di Bologna, riportata con riferimento ad alcune omissioni commesse, sempre all’epoca, cioè tra il 1987 e il 1988, nell’informativa sul “Documento Bologna, l’appunto manoscritto sequestrato a Licio Gelli con un numero di conto corrente.
In particolare gli investigatori hanno ricostruito come una parte del documento, la prima pagina con il riferimento alla città emiliana, non venne allegata al verbale dell'interrogatorio di Gelli del 2 maggio 1988. Per quest’episodio sono stati sentiti i due finanzieri. E intercettati, prima e dopo le audizioni.
«Anche a me girano le palle – dice uno dei due all'altro, in seguito all'interrogatorio – ma loro hanno ragione, hanno ragione... le carte che hanno loro sono giuste, sono, cioè se fossi io al posto loro avrei fatto le stesse cose».
Di questa omissione è sospettato dalla Procura generale di Bologna un militare della Guardia di Finanza, all'epoca in servizio a Milano, che partecipò all’interrogatorio di Gelli. Nel documento c’era l'intestazione “Bologna - 525779 - X.S.”, con il numero corrispondente ad un conto corrente acceso alla Ubs di Ginevra dallo stesso Gelli.
Proprio la prima pagina del documento, riproducente il nome della città emiliana, non sarebbe stata fotocopiata da uno dei finanzieri, in modo tale, per l’accusa, da non far emergere nell’interrogatorio alcun riferimento a Bologna, luogo di commissione dell’attentato per cui Gelli è stato condannato per depistaggio. A quanto pare la posizione del finanziere, sentito dalla Procura generale nei mesi scorsi, è stata al vaglio degli inquirenti e potrebbe essere destinata all’archiviazione per prescrizione. Nella nuova inchiesta sui mandanti, Licio Gelli, Umberto Ortolani, Federico Umberto D’Amato e Mario Tedeschi, tutti deceduti, sono ritenuti mandanti, finanziatori o organizzatori dell’attentato in stazione.
Richieste di rinvio a giudizio invece per Paolo Bellini, per l’ex generale del Sisde Quintino Spella e l’ex carabiniere Piergiorgio Segatel, e per Domenico Catracchia, amministratore di condominio degli immobili in via Gradoli per false informazioni al pm, al fine di sviare le indagini.—
© RIPRODUZIONE RISERVATA.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
