Gazzetta di Reggio

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LA SENTENZA 

La sua mano è stata armata dalla schizofrenia bipolare

am.p.

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REGGIO EMILIA

«Non vi sono dubbi in ordine al fatto che l’imputato si sia reso responsabile della condotta contestata», tuttavia un giovane affetto da schizofrenia non è imputabile e quindi da un punto di vista giuridico non si può che giungere ad una assoluzione. Così come è necessario garantire a Davide Gaudiero, come ha indicato il perito, le cure psichiatriche necessarie per compensare la pericolosità sociale.

Questo il sunto della motivazione della sentenza emessa ieri dalla Corte d’Assise presieduta dal giudice Dario De Luca. «Le dichiarazioni confessorie rese dal Gaudiero e dal padre nell’immediatezza dei fatti trovano un’immediata e sicura conferma – escludendo qualsiasi ipotesi alternativa – nella descrizione precisa, puntuale e costante dei fatti svolta dal padre e negli accertamenti svolti sulla scena del crimine, nonché da quelli svolti sulle condizioni mentali dell’imputato», recita la motivazione.

Sotto il primo profilo «oltre all’arma utilizzata per l’omicidio rinvenuta sul tavolo da cucina (coltello che presentava tracce ematiche e poggiato così come confessato dall’imputato), si rileva che la vittima è stata effettivamente rinvenuta esanime, supina, nel proprio letto e senza segni di colluttazione, chiaro sintomo di un’aggressione mortale avvenuta nel corso della notte mentre la vittima dormiva».

Dagli atti «emerge che l’imputato è affetto da disturbo della personalità dovuto a schizofrenia bipolare, malattia a causa della quale egli, il giorno dell’omicidio, sentiva nella sua testa voci che lo avvertivano di pericoli inesistenti (che l’imputato non riusciva a discernere) e a causa delle quali era afflitto da fobie». —

am.p.

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