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LO SFOGO di un cittadino 

«Mia moglie deve essere operata ma per mesi non si potrà curare»

«Mia moglie deve essere operata ma per mesi non si potrà curare»

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REGGIO EMILIA

Il blocco delle visite specialistiche durante l’emergenza Covid-19 è stato vissuto con preoccupazione e sofferenza da tante persone. Alessandro Bonini, vigile del fuoco reggiano in pensione, ha scritto una lettera ai giornali per lamentarsi del blocco prolungato delle visite specialistiche. «Ho sentito che non si potranno prenotare nuove visite specialistiche almeno fino a fine giugno. Faccio presente che questa comunicazione configura un’interruzione di pubblico servizio, dopo oltre due mesi e mezzo di chiusura di tutti gli ospedali del territorio reggiano che, a mio avviso, non è giustificato dall’emergenza virus ma da mala gestione dell’emergenza stessa».

Lo abbiamo contattato, per ascoltare il suo caso. «Mia moglie Claudia doveva essere operata a febbraio in una struttura privata a Parma – esordisce – L’operazione è stata rinviata. Abbiamo dunque tentato di prenotare le visite specialistiche necessarie per eseguire l’intervento a Reggio ma finora non è stato possibile».

Nell’articolo sopra la direttrice sanitaria Cristina Marchesi spiega che l’Ausl sta provvedendo a riprogrammare le visite rinviate e poi si passerà a poterne fissare di nuove (il tutto mentre l’emergenza non è conclusa).

Farsi visitare durante la pandemia è stato indubbiamente più complicato, alla luce delle misure di sicurezza adottate e della riorganizzazione complessiva che ha destinato risorse e personale alla lotta al virus. «I medici di base che, a ragione o a torto, si sono trovati senza dpi per proteggere la propria salute e quella dei loro assistiti – dice Bonini – hanno cercato di visitare soltanto in casi gravissimi o di “visitare” gli altri per telefono. È stato possibile usufruire di visite specialistiche soltanto per urgenze, che non sempre sono state riconosciute dai medici di base», scrive Bonini. «Sono riuscito ad ottenere un appuntamento a Imola – dice l’uomo – ma anche lì non potranno riprendere a operare prima del 3 giugno».

La moglie di Bonini, Claudia, è preoccupata per le visite annullate e per i nuovi esami che le sono stati prescritti ma che non può ancora svolgere. «Il rischio è che ci vogliano altri mesi».

I medici di base in queste settimane hanno potuto prescrivere esami per i casi urgenti e hanno continuato a garantire, in condizioni sicuramente molto difficili, il maggior numero di prestazioni possibili. Ma evidentemente per molti utenti del sistema sanitario questo ha comportato sacrifici e rischi. «È stato impedito – conclude Bonini – alla popolazione più fragile, per ben quattro mesi di risolvere, o tentare di risolvere i propri problemi ricorrendo ai servizi erogati dal servizio sanitario nazionale, ma non solo questo, avete anche impedito alle cliniche private di effettuare le visite in libera professione, che stanno riprendendo soltanto ora e non dappertutto». Ognuno si farà la sua idea su come è stata gestita l’emergenza, quello che è certo è che l’emergenza, e non poteva che essere così, ha imposto un prezzo non trascurabile. —

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