«Tumore al seno, screening necessari anche col Covid»
Allarme del dottor Tinterri e del Palloncino Rosa: «Le donne rimandano i controlli ma il ritardo diagnostico della malattia fa aumentare il tasso di mortalità»
CAMPEGINE
«Il tumore al seno non si ferma, non possiamo permetterci di bloccare i percorsi contro questa malattia, perciò se le donne ricevono la chiamata di fare la mammografia e fare le cure dovuto, devono farli». È l’appello lanciato alle donne, attraverso il programma tv “Striscia la notizia”, dal dottor Corrado Tinterri, responsabile dell’unita operativa di Senologia dell’ospedale Humanitas di Milano. Originario di Campegine e per dieci anni medico all’ospedale Santa Maria Nuova, Tinterri fa anche parte del team di esperti dell’associazione di volontariato “Il palloncino rosa” di Campegine, in prima linea per la lotta a questa malattia. Del team fanno parte anche tanti altri specialisti che, una volta al mese, a Campegine, visitano gratuitamente le pazienti.
In tv il dottor Tinterri ha spiegato il problema: «Con la chiusura dei diversi reparti a causa del Covid, abbiamo una fortissima riduzione, a livello nazionale, dell’attività di screening. Il tumore al seno è il tumore più frequente nel sesso femminile e rappresenta circa il 30% di tutti i tumori che colpiscono le donne. E il numero dei casi non conosce una diminuzione. Nel periodo del lockdown invece si registra il 40% in meno di diagnosi e attività di screening».
«C’è da dire che le donne preoccupate per il Covid hanno drasticamente sottovalutato la prevenzione – prosegue il medico –. Fare meno screening equivale però a un ritardo diagnostico della malattia, e un ritardo anche di pochi mesi in questo campo significa un aumento del tasso di mortalità. La situazione è difficile e da non sottovalutare».
I centri di senologia multidisciplinari come quello diretto dal dottor Tinterri contribuiscono, con la diagnosi e l’intervento precoce, alla riduzione della mortalità del 18%, in quanto c’è una maggiore adesione alle linee guida tra specialisti e chirurghi. «Il trattamento del tumore della mammella in un centro dedicato garantisce una strategia che vede una serie di attori alternarsi nel costante rapporto con la paziente per offrirle la migliore cura in base ai suoi problemi – afferma il medico campeginese –. Tecniche sempre meno invasive sia nella fase diagnostica che terapeutica consentono di personalizzare al massimo ciò che è necessario fare».
Anche l’ambulatorio dell’associazione Palloncino Rosa di Campegine, in via XXIV Maggio, è rimasto fermo a causa del Covid. A parlare con la Gazzetta è la presidente Stefania Bonazzi, che spiega: «Ogni anno arriviamo ad aiutare 180 donne, è molto importante scoprire precocemente la malattia perché aiuta a salvare la vita. Nel nostro ambulatorio, oltre le visite guidate dai medici, si effettuano linfodrenaggio, altri massaggi curativi, visite senologiche, sedute di agopuntura, sedute di massoterapia, salotti rosa eccetera. Tutto per accompagnare al meglio le donne durante la terapia. Il nostro pensiero va a tutte quelle che hanno dovuto interrompere le cure a causa del Covid». L’associazione di Campegine ora conta 170 associati e una squadra di volontari che neanche il Covid è riuscito a fermare: hanno cucito anche delle mascherine poi donate ai centri per anziani. —
Daniela Aliu
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