Gazzetta di Reggio

Reggio

Uccise a coltellate lo zio nel sonno: assolto

Ambra Prati

Il 27enne Davide Gaudiero è stato giudicato incapace di intendere e di volere: sarà ricoverato per due anni in una Rems

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REGGIO EMILIA

Assolto dall’accusa di omicidio «per incapacità di intendere e di volere dell’imputato al momento del fatto», con l’applicazione della misura di sicurezza del ricovero presso la Rems per due, soli anni: una sentenza più che mite, considerando che per casi simili in passato la media è stata di dieci anni.

Si è risolto così, con un’unica udienza secca davanti alla Corte d’Assise (giuria popolare) presieduta da giudice Dario De Luca, il processo a carico di Davide Gaudiero, 27 anni, che nella notte tra il 20 e 21 novembre 2019 nella casa di via Primo Maggio a Reggio Emilia ha ucciso nel sonno con cinque coltellate lo zio Paolo, 57 anni, che si prendeva cura di lui e del padre disabile Ciro, 59 anni.

I FATTI

La tragedia, in un nucleo familiare già provato dalla sofferenza, si è consumata in un appartamento Acer nella laterale di via Emilia Ospizio. Dal punto di vista investigativo il delitto è stato stato risolto in poche ore. C’era il coltello insanguinato, afferrato da un cassetto della cucina dal giovane. C’era il reo confesso: Davide Gaudiero si è alzato alle 5, mentre zio e padre dormivano, perché insonne e tormentato da “voci” – che afferma di sentire ancora con insistenza – che gli additavano lo zio come una minaccia. Un rapporto sereno, quello tra la vittima e lo zio paterno, che quattro anni fa – dopo il decesso della mamma di Davide – aveva deciso di lasciare il lavoro a Ischia e di trasferirsi a Reggio per prendersi cura dei familiari.

Sereno fino a una vacanza in Spagna, l’estate scorsa, quando un litigio tra zio e nipote ha incrinato la fiducia nella mente già confusa di Davide. La perizia psichiatrica, affidata al dottor Isacco Sergio, ha sancito in sede di incidente probatorio che il giovane, «affetto da disturbo della personalità dovuto a schizofrenia bipolare», al momento del delitto era infermo di mente e di conseguenza non imputabile, ma pure socialmente pericoloso.

L’ESITO

La seduta di ieri si è svolta rapidamente in un’aula semideserta: assente l’imputato, che ha rinunciato al videocollegamento dal carcere della Pulce (articolazione salute mentale) dove è ristretto dal giorno della tragedia, assenti i familiari. Presente tra il pubblico il giudice Andrea Rat, che è stato il Gip delle indagini preliminari.

Brevi le requisitorie: il pm Isabella Chiesi ha chiesto l’assoluzione, rimettendosi al giudice per quanto riguarda l’applicazione della definitiva misura cautelare in struttura psichiatrica – il vero punto nodale – Lo stesso ha fatto l’avvocato difensore Lalla Gherpelli.

Se il caso è sempre stato lineare e pacifico, a sorprendere – nella sentenza letta alle 10.30 – è stata la durata del ricovero nella Rems, ridotta ai minimi termini: il che non significa che tra due anni il giovane sarà libero, la sua posizione sarà rivalutata dal magistrato di sorveglianza. «E speriamo che le cure siano efficaci», ha sospirato il giudice chiudendo il fascicolo. —



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