Una mappatura archeologica per tutelare i nostri tesori
REGGIO EMILIA. La giunta comunale ha approvato la settimana scorsa lo schema del protocollo d’intesa con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Bologna, Modena, Ferrara e Reggio Emilia (Sabap-Bo) finalizzato a redigere la “Carta delle potenzialità archeologiche del territorio”.
Secondo l'articolo 9 della Costituzione infatti la Repubblica «tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione».
Fra i beni da tutelare ci sono anche quelli archeologici, che appartengono alla comunità nazionale, ma rimangono nascosti finchè uno scavo intenzionale o a volte fortuito li porta alla luce.
Il Comune si doterà perciò al più presto di uno mappatura utile a prevenirne la distruzione, la dispersione o il trafugamento. L'obiettivo dichiarato è la «tutela, gestione, conservazione e valorizzazione del patrimonio archeologico».
Il Comune di Reggio Emilia in realtà non parte da zero. I tanti ritrovamenti avvenuti nel passato consentono di individuare le zone di maggiore interesse. Se ne tiene conto nel Piano Strutturale Comunale, lo strumento di pianificazione urbanistica generale che delimita lo sviluppo del territorio per tutelarne l'integrità fisica e ambientale e l'identità culturale.
In particolare il Psc del 2011 ha effettuato una prima ricognizione dell’insediamento storico individuando le “aree di accertata e rilevante consistenza archeologica” (Aree b1 del Piano territoriale di coordinamento provinciale), le “aree di concentrazione di materiali archeologici o di segnalazione di rinvenimenti” (Aree b2 del Ptcp)”, le “proposte per aree di concentrazione di materiali archeologici o di segnalazione di rinvenimenti” (Aree b2, individuazione delle proposte indicate dal Ptcp), le “proposte per aree di concentrazione di materiali archeologici o di segnalazione di rinvenimenti” (integrazione alle aree b2 del Psc)” e le “aree di rispetto archeologico della via Emilia e delle strade romane oblique”.
Su questa base saranno per l’appunto redatte la “Carta archeologica” e la “Carta delle potenzialità archeologiche” in ottemperanza alle “Linee guida per la redazione della Carta di potenzialità archeologica dell’Emilia-Romagna”, che la Regione ha emanato nel 2014, e ai dettami della legge regionale 24 del 2017, che prescrive l’adeguamento degli strumenti urbanistici.
Per redigerle si dovranno affiancare alle valutazioni di carattere strettamente archeologico le analisi riguardanti l’assetto geologico e geomorfologico, nonché un più generale inquadramento dell’evoluzione storica del paesaggio e delle trasformazioni subite dal territorio.
Perciò l’incarico dovrà essere affidato a un gruppo di lavoro interdisciplinare con la supervisione scientifica della Soprintendenza Sabap-Bo. —
Luciano Salsi . © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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