«Il prete non parla con i giovani dovrebbe cambiare mestiere»
Siluro di Aldrovandi, ex Dc, ex Azione cattolica, cofondatore e gestore dell’oratorio «Mi meraviglia il vescovo: condivide a scatola chiusa le scelte del suo nominato»
GUASTALLA
Gianfranco Aldrovandi, ex esponente della Democrazia cristiana locale, tutt’ora esponente del “Collettivo nonviolento uomo ambiente”, negli anni ’50 e ’60 è stato presidente di Azione Cattolica Giovani e ha partecipato alla costruzione dell’oratorio San Giovanni Bosco della parrocchia di Pieve. Per questo motivo si sente in dovere, avendo contribuito per qualche decennio alla vita di questo organismo parrocchiale, di intervenire nella polemica nata a seguito della chiusura dell’oratorio da parte del vescovo Massimo Camisasca mediante una lettera letta in chiesa da don Nildo Rossi, parroco di Guastalla.
In previsione della visita pastorale, il vescovo, tramite la missiva letta da don Nildo sabato 17 maggio in chiesa, ha affermato che la sua «attenzione, sulla scorta delle questioni messe in evidenza dagli uffici di curia, si è appuntata sulla parrocchia di Pieve. In questa realtà le attività ludiche, ricreative e conseguentemente economiche si sono manifestate negli anni eccessive rispetto a quelle pastorali, e non di rado la gestione non sembra essere sempre chiara e trasparente, con lacune documentali rilevanti, e con conseguenze, non solo da oggi, anche sul piano formativo della pastorale giovanile oratoriana».
LA LETTERA
Aldrovandi replica al vescovo con una mail che, epurata dalle decine di punti esclamativi ed interrogativi, suona così. «Sono uno degli ex giovani degli anni ’50-60, ormai quasi 80enne, allora pro-tempore anche presidente dell’Azione cattolica sezione giovani, che hanno partecipato e contribuito alla costruzione dell’oratorio San Giovanni Bosco, della parrocchia di Pieve – scrive Gianfranco Aldrovandi nella mail inviata al vescovo Massimo Camisasca –. Per qualche decennio ho contribuito anch’io fattivamente alla vita di questo organismo parrocchiale. A tale titolo mi sento di interpretare a pieno il pensiero di quegli ex giovani degli anni ’50-60».
«Sono rimasto esterrefatto dallo scontro in atto attualmente che io ho recepito solo ora dall’esterno della vicenda, da tutta la stampa provinciale, tra il prete don Nildo Rossi , che Lei qui ha recentemente nominato parroco, sostenendone a spada tratta addirittura anche l’operato contro i parrocchiani e cittadini di Pieve. Con quanto comparso oggi sulla stampa, si è poi raggiunto il colmo. Un prete che intenderebbe fare il parroco, anziché affidarsi eventualmente alle parole del nostro Gesù Cristo (“Signore perdona loro perché non sanno quello che fanno”) non disdegna affatto, invece lui, la “protezione “ dei carabinieri, come si evidenzia da tutta la stampa di oggi, e mi dicono anche in quella dei giorni scorsi , per risolvere i suoi e solo suoi problemi in parrocchia».
LA TRADIZIONE LOCALE
«Agli occhi di qualsiasi intelletto sano, si evidenzia che, salvo ripensamenti, qualcuno deve cambiare funzione/mestiere, non certo missione, la sua, praticata sinora, che dovrebbe essere di sacerdote cui è conferita in titolo una parrocchia, con la cura delle anime», afferma Aldrovandi, che poi parla di una certa tradizione locale: «Noi negli anni ’50 e ’60 i problemi e le discussioni con i nostri preti le abbiamo sempre avute eccome, ad alta voce fino allo spasimo, ma poi qualcuno di noi a turno invitava a casa sua tutti i presenti, compreso il parroco, anche alle ore 11-12 di sera, e questo attorno ad un salame con pane casareccio».
LA MERAVIGLIA
E ancora: «Il tono della lettera che i giovani dell’Anspi di Pieve, indirizzata anche a Lei, Sua Eccellenza, che ho letto sui giornali è quello nostro invitante di allora. Lui, il parroco, rifiuta invece l’invito dei giovani dell’Anspi a partire da febbraio a discutere civilmente i programmi della sagra di settembre, e attualmente rifiuta pure di rispondere alle ripetute telefonate che i responsabili Anspi gli fanno per attivare un dialogo diretto, ma invoca la “protezione “ dei carabinieri. È il colmo per un prete, per un aspirante parroco. Mi dispiace e mi meraviglia che anche Lei Sua Eccellenza si sia lasciato coinvolgere in questa triste vicenda da una nomina quantomeno temeraria, ma ancor più nel condividere poi a scatola chiusa scelte del Suo Nominato, che vanno contro addirittura i dettami del nostro Cristo Gesù per invocare la “protezione” dei carabinieri: compito ingrato il loro». —
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