Gazzetta di Reggio

Reggio

L’OMICIDIO AL MOULIN ROUGE 

L’assassino di Zhou seminfermo di mente secondo il perito incaricato dal giudice

Ambra Prati

Il 34enne Hicham Boukssid destinato a lasciare il carcere  per essere ricoverato in una Rems ed essere curato

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REGGIO EMILIA

Seminfermità mentale e vizio parziale di mente: così è stata valutata la posizione del l’omicida del bar Moulin Rouge di via XX Settembre – il marocchino 34enne Hicham Boukssid – nella perizia stilata dal dottor Gianfranco Rivellini, nominato consulente tecnico d’ufficio.

Al termine dei novanta giorni di tempo a sua disposizione, lo specialista ha depositato le sue conclusioni, rappresentando la necessità che per l’assassino, in stato di prostrazione fisica e psicologica, sia disposta una misura di sicurezza in una struttura sanitaria dove possa ricevere adeguate cure.

Per l’impietosa morte della barista 25enne Hui “Stefania” Zhou, Hicham – in carcere dall’agosto dello scorso anno – è accusato di omicidio pluriaggravato (le aggravanti sono la premeditazione e i futili motivi) e rischia la condanna all’ergastolo.

I FATTI

Il delitto del bar di via XX Settembre, al Foro Boario, risale all’8 agosto 2019. Quel giorno, verso le 18, la madre di Zhou si era assentata e la giovane barista era rimasta sola dietro al bancone. Uno sconosciuto, cappellino calato sul volto, si presentò all’ingresso con un coltello in mano e, senza dire una parola, si avventò contro la giovane, trucidandola con una decina di coltellate sotto gli occhi attoniti di undici clienti: un video shock di quasi due minuti, registrato dalla telecamera interna al locale, mostrò la terribile fine della giovane e la fuga dell’uomo a piedi.

LE INDAGINI

L’attenzione della Squadra Mobile si soffermò ben presto su Hicham, un clandestino spacciatore con diversi nomi falsi utilizzati in passato, frequentatore del bar da due anni. Con una rocambolesca latitanza l’omicida riuscì a nascondersi per dieci lunghi giorni nel greto del Crostolo, finché nella notte tra il 18 e il 19 agosto si costituì ai carabinieri, facendo rinvenire il coltello. Il movente: una passione unilaterale, il 34enne si era invaghito della barista ma l’infatuazione era solo nella sua mente. Il fatto di sangue ai danni di una brava ragazza fece molto scalpore, con una veglia e un funerale partecipatissimi e un’eco nazionale: si mossero tutte le associazioni cinesi per chiedere più sicurezza. Proprio lo sdegno per il delitto ha fatto sì che Hicham sia stato rinchiuso a Ferrara, poiché alla Pulce è stato minacciato dagli altri detenuti. Negli ultimi tempi di detenzione, Hicham viene descritto come molto provato: chiuso nella preghiera, rifiuta le medicine e le uniche visite che riceve sono quelle della sorella, residente in centro a Reggio.

LA BATTAGLIA LEGALE

Dall’autunno scorso si è scatenata la battaglia legale a suon di perizie psichiatriche sul 34enne che, da quando si è costituito, non fa altro che piangere e infarcire i suoi racconti di «non ricordo». In sede di incidente probatorio sono stati quattro gli esperti, incaricati a garanzia delle parti in causa: l’avvocato difensore Pina Di Credico ha nominato come consulente Matilde Forghieri (oltre a depositare una memoria difensiva e a chiedere un interprete e mediatore culturale di lingua araba della stessa regione di provenienza di Hicham), il pm Marco Marano (di tutt’altro avviso sulla capacità di intendere e di volere dell’imputato) ha nominato il dottor Renato Ariatti, il legale dei genitori della vittima il dottor Giuseppe Cupello e infine il Gip Luca Ramponi ha incaricato il dottor Rivellini.

La valutazione di quest’ultimo, e quella della dottoressa Forghieri sulla stessa linea, segna senza dubbio un punto a favore della difesa, anche se la guerra è tutt’altro che terminata. Le due perizie – e la richiesta della difesa – hanno indotto il Gip Ramponi a disporre il trasferimento di Hicham da Ferrara all’articolazione salute mentale del carcere di Reggio: il primo passo verso la Rems.

IL DIFENSORE

«Non entro nel merito delle conclusioni della perizia del dottor Gianfranco Rivellini, trattandosi di un’attività compiuta nell’ambito di un incidente probatorio in fase di indagini preliminari e poiché involge aspetti personali del mio assistito – commenta l’avvocato Pina Di Credico – Posso solamente dire che trovo corretto il trasferimento disposto dal Gip Ramponi e dettato dalla necessitò di fornire adeguate cure al detenuto. Ho rappresentato come, secondo pronunce della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, lo stato detentivo di un soggetto che necessita di trattamenti medici deve rispettare determinati criteri per evitare l’esposizione ad un trattamento inumano e degradante. Ho pertanto sottolineato l’urgenza di un trasferimento» conclude l’avvocato. —



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