Notte di movida per i reggiani che festeggiano la fine di un incubo
Venerdì sera piazze gremite e locali presi d’assalto Quella che prima era un’abitudine ora è una botta di vita
REGGIO EMILIA
C’è chi si interroga se in questi giorni di “quasi liberi tutti” prevalga nella gente la paura o l’entusiasmo. Lasciamo sospeso il responso e intanto godiamoci queste immagini che trasudano voglia di uscire, di incontrarsi, di raccontarsi, di ritrovare quella quotidianità fin troppo scontata che, dopo essere stata cancellata dall’emergenza sanitaria, ora ritorna come un privilegio a cui non eravamo più abituati. Sì, un privilegio. Perché gli sguardi sorridenti delle persone, giovani e meno giovani, che venerdì sera hanno affollato le piazze della movida reggiana, questo ci raccontano. Di quella che fino a tre mesi fa era routine e oggi si trasforma in botta di vita.
Che piazza Fontanesi non abbia perso il suo appeal è una certezza: venerdì sera, dall’aperitivo al dopocena, la scenografia era quella dei vecchi tempi. Con tutti i locali presi d’assalto, i tavoli come da tradizione occupati dal primo all’ultimo, i camerieri a zigzagare tra un cliente e l’altro.
Si cambia atmosfera nel salotto di piazza San Prospero dove il colpo d’occhio è diverso ma la gente non manca. E a due passi il Caffé Europa non delude: niente pantagruelici buffet da ingurgitare ammassati ma tranquilli tavoli “regolarmente” affollati. E se a farla da padrone sono quest’anno le distese, c’è da dire che ogni centimetro quadrato è stato strategicamente sfruttato e, in certi vicoli, la cosa più pericolosa diventa (nel caso si sia costretti a passare in auto) prendere bene le misure per non sparecchiare in malo modo qualche tavolo. Come si sono comportati i reggiani?
Premesso che le forze dell’ordine c’erano e ben distribuite nei vari luoghi della movida, bisogna anche essere un attimo obiettivi.
Se in certe piazze o vie gli spazi permettono il necessario distanziamento, dei tavoli così come del passeggio, altri luoghi per loro natura sono imbuti nei quali sfiorarsi piuttosto che toccarsi diventa inevitabile.
Le mascherine? Praticamente sono diventate una moda e, ora che se ne possono trovare di ogni colore e fantasia, è quasi una corsa a chi riesce a trovare la più sfiziosa. E quando si abbassano diventano una sorta di foulard.
L’emergenza, nell’euforia della movida del venerdì sera, sembra già un lontano ricordo. Sembra. —
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