Gazzetta di Reggio

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«Riqualificare che cosa? Quel Percorso Ducale è storicamente assurdo»

ANGELO SPAGGIARI
«Riqualificare che cosa? Quel Percorso Ducale è storicamente assurdo»

“La nuova rotatoria in viale Umberto I è tanto devastante quanto inutile” La Deputazione di Storia Patria scrive al ministero per fermare i lavori comunali 

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Il presidente della Deputazione di Storia Patria per le Antiche Provincie Modenesi ha scritto questa lettera-appello alla Sovrintendenza di Bologna, alla Direzione regionale, al Consiglio Superiore del Ministero dei Beni Culturali e alla Gazzetta di Reggio.



ANGELO SPAGGIARI

Il Comune di Reggio Emilia, tramite lo spazio internet www.comune.re.it/vialeumbertoprimo, ha, in questi giorni, fatto conoscere al grande pubblico le linee essenziali (corredate da semplici ma significativi rendering) del “progetto di recupero e valorizzazione della “Passeggiata Settecentesca” della città; progetto inserito, come ben noto alle Autorità in indirizzo, nel più vasto progetto Mibact, denominato “Ducato Estense”.

Ciò detto, si ritiene opportuno render noto – qui di seguito – alcune osservazioni di questa Deputazione di Storia Patria per le Antiche Province Modenesi in merito al progetto in parola.

RELAZIONE FUORVIANTE

In primo luogo si osserva che il progetto pare sostenuto da una relazione storica debole, incompleta e per certi versi, fuorviante. Basti pensare che, dai documenti (ovviamente – si presume – basati sulla “relazione storica”) pubblicati dal Comune sul citato spazio internet, viene tuttora avallata la fantasiosa idea che esistesse, a Reggio, un “percorso ducale”, realizzato per congiungere il Palazzo Ducale di città, con la Delizia Ducale di Rivalta: cosa storicamente assurda perché il Palazzo Ducale venne adibito a tale uso tra il 1814 ed il 1845, mentre la Delizia di Rivalta, terminata nel 1732, (già semi-abbandonata sul finire dell’Antico Regime e ridotta in rovina dagli occupanti francesi, dopo il 1796) venne privatizzata durante il periodo napoleonico e non tornò mai più di proprietà estense.

Ma, a parte la grossolana mistificazione storica, la relazione suddetta, che avrebbe dovuto, almeno, approfondire le vicende storiche, urbanistiche, ed architettoniche di un segmento dell’anzidetto “percorso ducale” e precisamente quello che congiunge Piazzale Luigi Cadorna con il ponte sul Crostolo di san Pellegrino, non ha neppure raggiunto questo scopo, non si comprende, se svogliatamente, o – peggio ancora –volutamente.

priva di ricerche

La relazione storica sembra costruita sulle tradizionali fonti bibliografiche e pare del tutto priva delle necessarie ricerche archivistiche che avrebbero potuto e dovuto, portare nuova luce sul nostro manufatto, definito, dalla fine del Settecento fino ai primi del Novecento, come “lo Stradone”, caratterizzato da una forma a triangolo acuto, avente per base un’esedra (trasformata poi in una “rotonda” nel 1852) e per vertice il ponte sul Crostolo di san Pellegrino.

SULLO STRADONE

Lo Stradone venne arricchito, a far tempo (si dice) dal 1788, con quattro obelischi, quattro statue marmoree (le quattro stagioni) e due fontane; elementi ornamentali distribuiti, simmetricamente, sui due lati lunghi dell’anzidetto triangolo.

Dell’anzidetto Stradone e dei relativi elementi ornamentali si sono oggi conservati: l’esedra (poi rotonda), posta sulla base del grande triangolo, i quattro obelischi e le due fontane, perché le statue allegoriche delle quattro stagioni coi loro alti piedistalli – provenienti, quale dono (si dice) del Duca, dal Palazzo ducale di Rivalta – vennero trasferite tra il 1911 e il 1932 nei Giardini Pubblici del centro storico, dove tuttora si trovano.

Per quanto riguarda gli obelischi, il progetto in parola prevede – giustamente – il restauro che, purtroppo, in mancanza di ogni indagine storica, verrà effettuato con minore consapevolezza delle logiche di intervento.

MANO LIBERA AI PROGETTISTI

Per quanto riguarda le due fontane, la mancanza di una serrata indagine storica sembra aver lasciato mano libera ai progettisti, i quali – giusto quanto appare dal rendering – hanno previsto la rivisitazione di quegli storici manufatti in chiave moderna, secondo il modello già realizzato in piazza Gioberti, attorno all’obelisco.

Un’indagine storica completa dovrebbe indagare, in primo luogo, le modalità di costruzione di dette fontane alla fine del Settecento, ipotizzando eventuali rapporti con la Delizia di Rivalta.

La stessa indagine dovrebbe tener conto delle trasformazioni subite dalle fontane nel secondo dopoguerra, probabilmente ad opera dell’Ufficio Tecnico Comunale, che provvide anche ad erigere le attuali ringhiere metalliche sui bordi delle stesse.

In quest’ultima occasione potrebbe esser stata effettuata una pur modesta campagna fotografica che aggiungerebbe ulteriori elementi di conoscenza delle nostre sfortunate fontane.

ASSOLUTO SILENZIO

Passando, infine, alla “Rotonda” (così denominata dopo il completamento, con un semicerchio a sud dell’esedra originaria) si può notare – dalle comunicazioni comunali – non solo l’assoluto silenzio in merito ad ogni proposito di restauro, ma anche il pericolo che tale importante manufatto, in buona parte sopravvissuto alle ingiurie del tempo, venga seriamente sconvolto dalla progettata costruzione di una rotatoria tanto devastante, quanto inutile ai fini della maggiore scorrevolezza del traffico perché dovrà essere dotata di impianto semaforico per consentire l’incolumità dei comuni pedoni e degli scolaretti della prospiciente scuola elementare.

UNA SCELTA ALLA BELLE ÉPOQUE

A tutto questo può aggiungersi un’osservazione finale relativa alla prevista costruzione di uno “spartitraffico continuo”, recante “il sistema di illuminazione stradale” al centro dello “Stradone” vero e proprio.

Si tratta di una scelta alla belle époque, che allontana sempre di più la futura configurazione generale del nostro “Stradone”, dall’originaria progettazione settecentesca, osservabile, quanto meno, dall’incisione del Silvester del 1790.

RESTAURO, IN PRIMO LUOGO

Ciò detto, le Autorità in indirizzo sono, con la presente, pregate di intervenire sul progetto del Comune di Reggio Emilia, con l’obbiettivo di far rientrare i lavori previsti nello spirito generale del progetto “Ducato Estense” che prevede “la realizzazione di cantieri”, in primo luogo di “restauro” e, in secondo luogo di “interventi di riqualificazione”, dove “riqualificazione” non può significare radicale sconvolgimento di quella che è, nel nostro caso, l’eredità dell’ambiente estense ed austro-estense.

Si precisa, infine, che il contenuto della presente lettera verrà comunicato alla stampa locale.—



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