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l’emergenza nei supermercati 

Vendite schizzate con l’arrivo del Covid «Ma non ci siamo fatti le budella d’oro»

Leonardo Grilli
Vendite schizzate con l’arrivo del Covid «Ma non ci siamo fatti le budella d’oro»

A fine febbraio il trend ha visto un incremento di oltre il 10%, richieste maggiori per prodotti essenziali e marchi affidabili

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reggio emilia

Le file chilometriche davanti ai supermercati, gli scaffali semivuoti e le foto ossessivo-compulsive sui social di quintali di farina e lieviti acquistati e pane fatto in casa lo avevano già fatto intuire da tempo. Ma ora la conferma arriva anche dai dati ufficiali diffusi da Coop Alleanza 3.0: l’arrivo dell’emergenza Coronavirus e il panico diffusosi fra la popolazione ha fatto registrare un vero e proprio boom per le vendite nei supermercati e ipermercati Coop.

Il 2020, dalla terza settimana di febbraio, è stato letteralmente sconvolto da tutto ciò che è legato al Covid e per capirlo basta guardare il trend delle vendite della rete omogenea Coop Alleanza e delle sue controllate. Nel mese di gennaio la crescita rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso si attestava sull’1,5% e alla terza settimana di febbraio sull’1,7% , per poi crescere fino al 12,7%.

Un incremento straordinario di oltre dieci punti percentuale che si è via via stabilizzato nei mesi successivi: a marzo la crescita è stata del 7,7% e ad aprile del 2,9%.

Sull’aumento dei guadagni, però, il presidente di Coop Alleanza, Adriano Turrini, mette subito le cose in chiaro: «Tutto ciò che abbiamo guadagnato in più lo abbiamo reinvestito in sicurezza, abbiamo fatto delle scelte molto precise. Se qualcuno si è fatto le budella d’oro con il Covid non siamo stati noi». Subito dopo lo scoppio dell’epidemia, ad esempio, le Coop hanno introdotto le barriere in plexiglas per proteggere cassieri e dipendenti, anticipato le chiusure domenicali e messo circa mille persone in smart-working con strumenti forniti dalla cooperativa stessa. Durante il picco, quando l’affluenza di clienti era altissima e molto concentrata, Coop Alleanza ha inoltre assunto 278 nuovi dipendenti (il cui rapporto di lavoro andrà ad esaurirsi con la fine dell’emergenza) ed esteso l’assicurazione sanitaria per i vecchi lavoratori.

Tornando alle foto dei lieviti di birra, diventate simbolo della corsa all’accaparramento di generi alimentari di prima necessità, le Coop hanno anche dovuto far fronte a questi aspetti, nuovi bisogni per la società contemporanea.

«Nei mesi scorsi – spiega Paolo Alemagna, direttore generale Retail di Coop Alleanza 3.0 – abbiamo assistito nei nostri negozi a consumatori che hanno dato priorità ai prodotti di base, quelli essenziali. La filiera è andata in crisi sulla farina o sul lievito perché le persone hanno riscoperto, ad esempio, il fare il pane in casa. In particolar modo, e credo che sia legato al bisogno di rassicurazione, si è assistito a un incremento molto elevato del prodotto a marchio, la quasi totalità degli aumenti delle vendite è avvenuto tramite l’acquisto di prodotti Coop».

All’interno delle marche industriali, invece, «la concentrazione maggiore c’è stata su marchi che meglio degli altri danno garanzie sotto il profilo della qualità. Abbiamo anche rilevato una crescita forte dei “freschissimi”, un segnale di conferma della credibilità di cui godiamo sotto il profilo della sicurezza alimentare».

La cooperativa si è anche prodigata per le comunità nelle quali vive attraverso, ad esempio, donazioni di varia natura: dai 4 milioni di euro per la Protezione civile alle oltre 66mila “spese sospese” donate a oltre 274 associazioni.

Questa crisi però, ha rimarcato Turrini, «offre anche delle inedite opportunità di cambiamento. Il mondo della cooperazione ha sempre dato il meglio di se stesso di fronte a episodi molto gravi per la società. C’è chi afferma che di fronte al virus siamo tutti uguali ma non è vero, il nostro Paese è caratterizzato da profonde diseguaglianze e queste si sono accentuate con la crisi sanitaria. Ci saranno nuove povertà da aggredire e nuovi modi su cui intervenire per consentire di soddisfare bisogni primari che sembravano superati. Dobbiamo occuparci della persona, dell’ambiente che non può essere dimenticato e della coesione sociale».

Una visione condivisa anche da Alemagna, che ha sottolineato come per il futuro sarà «fondamentale creare offerte specifiche per diverse fasce di soci. Ci saranno grandi difficoltà economiche e le capacità di spesa di una parte della popolazione saranno messe molto sotto pressione. All’opposto il Covid sta modificando i consumi di pasti e cene fuori casa e ci sarà una parte di popolazione in condizioni economiche più favorevole che cercherà di ricreare la convivialità in casa. Stiamo ragionando su come rispondere a questo, per esempio le linee “Fior fiore” saranno oggetto di attenzioni più rilevanti, oltre a un grande ritorno del chilometro zero e del Made in Italy». —





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