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GUASTALLA, lA “GUERRA” DI PIEVE 

«Cancelli chiusi all’oratorio per evitare giovani barcollanti»

M.P.
«Cancelli chiusi all’oratorio per evitare giovani barcollanti»

Don Marmiroli: «No alle autoradio a pieno volume, sì ad ambienti più pastorali» Villani: «Non ci sono risposte facili a problemi complessi». Aldrovandi: «Riaprite»

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GUASTALLA

La lettera di Gianfranco Aldrovandi – ex esponente Dc, ex presidente di Azione cattolica giovani, da anni attivo nel “Collettivo nonviolento uomo ambiente” – pubblicata ieri dalla Gazzetta e indirizzata al vescovo monsignor Massimo Camisasca e ai parroci della parrocchia di Pieve, in cui si chiede di riaprire il dialogo con i giovani e di riprendere le attività dell’oratorio di Pieve sospese nei giorni scorsi dal vescovo stesso – ha innescato alcune reazioni: in primis quella di don Francesco Marmiroli, poi quella di Stefano Villani del gruppo Scout Guastalla 1.

Aldrovandi ha inviato diverse mail agli uffici della curia per manifestare al vescovo la sua contrarietà al provvedimento preso. E per domenica 31 maggio Aldrovandi ha annunciato che sarà davanti alla parrocchia di Pieve con un banchetto per distribuire volantini di protesta sulla sospensione delle attività ricreative e ludiche, bar Anspi compreso, e dell’oratorio.

«Nessuno di noi ha mai pensato di chiudere oratorio, bar, eccetera – risponde don Francesco Marmiroli alla lettera di Aldrovandi – ma solo di adeguare la gestione alle norme attuali e coinvolgere sempre di più tutta la parrocchia per dare un tono sempre più pastorale ai nostri ambienti. I cancelli chiusi di notte: era per evitare che il cortile avesse schiamazzi a tutte le ore, con giovani barcollanti e autoradio a pieno volume. Quindi, aiutiamoci per migliorare le tradizioni. Grazie».

Dal canto suo, Stefano Villani replica ad Aldrovandi: «Caro Gianfranco, dissentiamo dalle tue considerazioni, che tra l’altro scrivi al plurale senza specificare chi rappresenti. Ti chiediamo di essere meno istintivo e più nonviolento, dottrina che hai sempre cercato di testimoniare. Tanti anni sono passati dalle vicende che tu narri e, se pure comprendiamo il coinvolgimento sentimentale sincero, magari i fatti andrebbero maggiormente approfonditi. Tutti sappiamo che non ci sono risposte facili a problemi complessi». Poi i saluti, «con stima e affetto».

Gianfranco Aldrovandi, ringraziando don Francesco Marmiroli e Stefano Villa, assicura di «rappresentare appieno lo spirito di partecipazione e l’esempio di compianti amici che oggi non ci sono più. Ma soprattutto perché tengo al bene e al futuro dei nostri figli e nipoti». E aggiunge: «Non voglio assistere inerme agli accadamenti. Lo sconcerto nostro di tutta Pieve – parrocchiani e cittadini – nasce dalla domanda: c’è il consiglio pastorale? Ma prima di tutto questo clamore, don Nildo ha convocato il consiglio pastorale, se esiste e l’ha fatto funzionare? I volontari del circolo Anspi sostengono che don Nildo, pur invitato ad un incontro per organizzare la sagra di Pieve, non ha partecipato. E non risponde alle loro chiamate? Vista la situazione, come generazione anni ’50 e ’60 faremo di tutto per scongiurare la resa dei giovani che da anni prestano la loro opera gratuita alla vita dell’oratorio. Non assisteremo impotenti alla realizzazione di scelte imposte dal vescovo. Vogliamo condividere, come parrocchiani e cittadini di Pieve, scelte future a partire dalla riapertura dell’oratorio e delle condizioni che si vorranno imporre, anche da quella “irrilevante” come la chiusura del cancello che dà sul cortile della canonica. Per la cura delle anime lasciamo a voi la primaria responsabilità e competenza assicurando la nostra disponibilità. Quando sarà tutto chiarito metteremo a disposizione anche per voi parroci e il vescovo salame e pane casereccio». —

M.P.

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