Gazzetta di Reggio

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Tutti contagiati gli ospiti alla casa protetta

Cristina Orsini

I numeri di una guerra persa: colpiti dal virus 31 anziani su 31 e 15 operatori su 19. Sette i morti. I Nas nella struttura

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Eppure qualcosa non deve essere andato nel verso giusto, nella casa protetta di via Dante Alighieri, dove tutti i 31 ospiti si sono ammalati di Covid 19 – anche i due che al primo tampone erano risultati negativi – dove una buona parte dei 19 operatori che lavorano nella casa sono stati contagiati e dove, complessivamente, si sono contati 7 anziani morti, l’ultima tra i due che si sono infettati successivamente. Numeri di una guerra che sembra persa.

«Il fatto è – spiega una fonte interna che vuole restare anonima – che c’è stata, in particolare all’inizio dell’epidemia, una gestione molto superficiale». Che sia vero o non vero, sono i numeri a raccontare la storia: cento per cento di ospiti malati, quasi la stessa percentuale sul fronte degli operatori. Contagiato il medico della struttura Hamarneh Mazen, di origine giordana, sostituto da una giovane dottoressa; contagiate le 3 infermiere, aggrediti dal Coronavirus un buon numero dei 12 operatori sanitari della casa. In totale, 15 operatori colpiti dal virus, di cui 5 ancora in malattia. Contagiate anche 3 delle 5 operatrici che si occupano di assistenza domiciliare, dipendenti del Comune, e comandate nella struttura. «Sono a casa da un mese – dice il medico, raggiunto telefonicamente – quindi non sono più riuscito a seguire la situazione dei contagi». E c’è da credergli.

Numeri che sono finiti anche nelle mani dei carabinieri del Nas, che la settimana scorsa hanno effettuato un sopralluogo nella casa protetta di proprietà del Comune e gestita da Coopselios, il colosso della cooperazione sociale, 200 strutture in tutta Italia tra case per anziani, assistenza ai disabili e strutture per l’infanzia, con 3.400 tra soci, dipendenti, collaboratori e volontari. La crisi ha una data d’inizio: i primi di marzo, quando alcuni anziani cominciano a mostrare i sintomi del grande male che nel mondo ha ucciso più di 300.000 persone e che continua a mietere vittime: febbre, dolori, respiro affannato. «Immediatamente – spiega il sindaco Roberto Angeli – abbiamo fatto i primi nove tamponi». Risultato, nella lunga fase acuta del contagio, praticamente scontato: tutti positivi. Ed è a quel punto che Angeli punta i piedi e chiede all’Ausl tamponi a tappeto su tutti gli ospiti «e non solo a quelli – spiega – in camera con chi è malato o che ha avuto contatti con un positivo». Altro risultato scontato: su 31 anziani 29 sono malati. È il 4 aprile e inizia, nella casa di via Dante, la corsa contro il tempo per evitare che i due anziani negativi piombino, anche loro, nel tunnel Covid. C’è chi propone di isolarli nei locali del centro diurno nel frattempo chiuso. Non succede. «Ma i due anziani – garantisce Angeli – sono comunque stati allontanati dagli altri ospiti». Partono i controlli Ausl due volte al giorno, le sostituzioni del personale contagiato, inizia la conta dei morti e dei malati. Nel frattempo, l’isolamento dei due anziani in un primo momento graziati dal virus non dà i risultati sperati : arriva il contagio da Covid e una di loro – una donna con altri problemi motori pregressi – muore.

Dunque, cos’è accaduto nella casa protetta di via Dante? «Posso garantire – conclude Angeli – che le mascherine non sono mai mancate. Ne ho portate personalmente cento già a fine marzo, grazie a una donazione». C’è però chi non è d’accordo. —

Cristina Orsini

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