Aemilia, contestato il lavoro dei giudici reggiani
La procura generale chiede in Appello 21 anni per Vulcano. L’avvocato Facente: «A Reggio confusione tra i diversi clan»
REGGIO EMILIA.
Mario Vulcano è stato condannato a 26 anni di carcere nel primo grado di Aemilia. È considerato un partecipe al clan ’ndranghetistico autonomo messo alla sbarra dalla Dda di Bologna. Un reato associativo che ieri il suo avvocato, Marilena Facente, ha cercato di smontare nell’appello di Aemilia, celebrato a Bologna e che è entrato nel vivo. Per Facente il tribunale di Reggio aveva basato l’esistenza del clan a dibattimento sulla base della sentenza di Edil Piovra, inchiesta del 2002 che aveva rilevato l’esistenza della cosca mettendo in risalto persone come Nicolino Sarcone e Francesco Grande Aracri. «Salvo poi, in sentenza, affermare che le associazioni di Edil Piovra e Aemilia fossero diverse», ha detto Facente ieri in udienza, parlando di una «smentita clamorosa» rispetto a quanto affermato nel corso del dibattimento di primo grado. La legale di Vulcano – che difende anche Gaetano Blasco – ha discusso per due ore nell’aula bunker del carcere bolognese della Dozza, dove sono state prese in esame anche le posizioni più marginali di Francesco Muto, Antonio Petrone e Giuseppe Brugnano. Parte consistente della mattinata è stata però impiegata per Vulcano, al quale viene contestato il reato cardine di associazione mafiosa, oltre alla falsa fatturazione e alle frodi carosello. Vulcano in primo grado è stato già condannato a 14 anni per l’associazione mafiosa con rito abbreviato e a 12 anni e sei mesi per gli altri reati. Anche in questo caso la procura generale ha chiesto la condanna a una pena complessiva inferiore ai 26 anni e sei mesi accumulati in primo grado, ritenendo «equa – ha detto in udienza il sostituto pg Valter Giovannini – una pena di 21 anni». Sulla condanna di primo grado, infatti, andrà fatto valere il principio della continuazione del reato, che porta a una decurtazione della pena. Per quanto riguarda gli altri tre imputati, l’accusa ha chiesto per tutti e tre la conferma delle condanne inflitte in primo grado, che sono di cinque anni per Muto, tre per Petrone e cinque anni e tre mesi per Brugnano.
Non è invece intervenuto in udienza il collaboratore di giustizia Antonio Valerio, con il quale non è stato possibile stabilire il collegamento in videoconferenza, mentre gli altri imputati erano tutti video-collegati. Non potrà essere recuperato neanche per la prossima udienza, in programma domani e nella quale si discuteranno le posizioni di Lauro Alleluia, Luigi Brugnano, Mario Cannizzo, Alfonso Frontera e Francesco Passatore. —
E.L.T.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
