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Don Nildo alla gente a messa un anno fa «L’oratorio non è un centro sociale

«Ci sono alcuni aspetti che ci riguardano un po’ tutti. Proprio venerdì mattina ho ritenuto opportuno parlare ai bambini per pochi minuti sull’educazione civica. Mi auguro che nelle scuole si possa riprendere l’ora di educazione civica, Perché in questi ultimi anni, direi decenni, avendo tralasciato questa educazione, vediamo questi risultati; non solo qui da noi, un po’ dappertutto. Ma qui da noi penso che sia importante prendere in mano, e non alla leggera, ma veramente con decisione, questo aspetto di educazione. Cosa è successo? È successo che all’oratorio, al Crest, al termine della giornata si cerca di riordinare un po’ di tutto, anche i bambini stessi. Già venerdì un bambino ci ha detto che bisogna imparare ad educarci alla cura dell’ambiente perché l’ambiente è un dono, e se noi non ne abbiamo cura, se i grandi non ne hanno cura, tutto va perduto. E allora succede che quando si termina la giornata si cerca di riordinare, di mettere in ordine, di pulire. Al mattino invece, quando si arriva, si trova tutto sporco. Sporco in ogni angolo, direi, con alcuni angoli veramente indicibili e impresentabili, tantopiù che per una mattina o due si è dovuto recintare col nastro tutto lo spazio sporco». «Questo è inaccettabile; è inaccettabile che in questo luogo definito tra virgolette oratorio, che a mio avviso oratorio non è – lo potremmo definire un centro di ritrovo, un centro sociale, ma oratorio no – perché si fa tutt’altro che oratorio. Allora io ho pensato, parlandone anche con i miei confratelli, che dobbiamo cercare di dare una svolta: o vogliamo riacquisire l’oratorio per quello che è veramente oratorio, o sennò si chiudono i battenti perché quello che avviene qua si può fare anche da altre parti. Non può la parrocchia sdoganare nel suo ambiente ciò che è sdoganato da altre parti. È inaccettabile. Allora qualcuno mi dice “ma don Bosco non farebbe mai così”. La mia risposta è questa: nominando don Bosco, ci si tira la zappa sui piedi. Perché l’oratorio che don Bosco ha voluto non è certo questo. Primo: don Bosco nell’oratorio ha dato un nome, oratorio, che significa luogo di preghiera, luogo dove si prega. Secondo: luogo di formazione, dove ci si incontra per formarsi. Terzo: luogo dove ci si educa anche al lavoro, qualcuno imparava a lavorare a fare dei piccoli lavoretti. Quarto: luogo dove si impara l’educazione civica. Don Bosco insegnava questo, ad essere educati, ad avere rispetto degli altri e del luogo, delle cose che ti vengono affidate. Quinto: rispetto delle regole». «Se questi aspetti nell’oratorio di don Bosco non venivano rispettati, don Bosco apriva le porte e diceva: ecco la porta è aperta, te ne puoi andare. Allora se mi si dice che dobbiamo tornare a don Bosco, sono pienamente d’accordo. Quindi io penso che una riflessione di comunità la si deve fare, ma assieme anche a delle decisioni». «Tornando al Cres, credo che dobbiamo avere una cura del tutto particolare per i bambini e per i ragazzi, con le loro famiglie. Quindi l’intento mio e dei miei confratelli è quello di partire dai bambini e dal
Don Nildo alla gente a messa un anno fa «L’oratorio non è un centro sociale

«È luogo di preghiera e rispetto delle regole». «Don Bosco a chi non era d’accordo: la porta è aperta, te ne puoi andare»

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GUASTALLA

C’è chi chiede un oratorio “alla don Bosco” pensando di giustificare certe situazioni, trasformandolo in una sorta di centro sociale. Ma io sono pienamente d’accordo con don Bosco e con le sue idee di oratorio. Chi non è disposto ad accettare queste idee, come diceva don Bosco, se ne può anche andare.

Il concetto – assieme a tanti altri molto espliciti – è stato espresso in questi termini da don Nildo Rossi nella basilica di Pieve non in questi giorni, ma quasi un anno fa, il 22 giugno scorso, in tempi non sospetti. Ben prima della chiusura dell’oratorio da parte del vescovo. Era iniziata l’attività del Cres per i ragazzi, e il parroco, al termine della messa delle 11, dopo avere ringraziato gli educatori per il lavoro molto impegnativo e faticoso, ha pronunciato le parole che seguono, seguite dall’applauso di chi era in chiesa.

EDuCAZIONE CIVICA

«Ci sono alcuni aspetti che ci riguardano un po’ tutti. Proprio venerdì mattina ho ritenuto opportuno parlare ai bambini per pochi minuti sull’educazione civica. Mi auguro che nelle scuole si possa riprendere l’ora di educazione civica, Perché in questi ultimi anni, direi decenni, avendo tralasciato questa educazione, vediamo questi risultati; non solo qui da noi, un po’ dappertutto. Ma qui da noi penso che sia importante prendere in mano, e non alla leggera, ma veramente con decisione, questo aspetto di educazione. Cosa è successo? È successo che all’oratorio, al Crest, al termine della giornata si cerca di riordinare un po’ di tutto, anche i bambini stessi. Già venerdì un bambino ci ha detto che bisogna imparare ad educarci alla cura dell’ambiente perché l’ambiente è un dono, e se noi non ne abbiamo cura, se i grandi non ne hanno cura, tutto va perduto. E allora succede che quando si termina la giornata si cerca di riordinare, di mettere in ordine, di pulire. Al mattino invece, quando si arriva, si trova tutto sporco. Sporco in ogni angolo, direi, con alcuni angoli veramente indicibili e impresentabili, tantopiù che per una mattina o due si è dovuto recintare col nastro tutto lo spazio sporco».

LA LEZIONE DI DON BOSCO

«Questo è inaccettabile; è inaccettabile che in questo luogo definito tra virgolette oratorio, che a mio avviso oratorio non è – lo potremmo definire un centro di ritrovo, un centro sociale, ma oratorio no – perché si fa tutt’altro che oratorio. Allora io ho pensato, parlandone anche con i miei confratelli, che dobbiamo cercare di dare una svolta: o vogliamo riacquisire l’oratorio per quello che è veramente oratorio, o sennò si chiudono i battenti perché quello che avviene qua si può fare anche da altre parti. Non può la parrocchia sdoganare nel suo ambiente ciò che è sdoganato da altre parti. È inaccettabile. Allora qualcuno mi dice “ma don Bosco non farebbe mai così”. La mia risposta è questa: nominando don Bosco, ci si tira la zappa sui piedi. Perché l’oratorio che don Bosco ha voluto non è certo questo. Primo: don Bosco nell’oratorio ha dato un nome, oratorio, che significa luogo di preghiera, luogo dove si prega. Secondo: luogo di formazione, dove ci si incontra per formarsi. Terzo: luogo dove ci si educa anche al lavoro, qualcuno imparava a lavorare a fare dei piccoli lavoretti. Quarto: luogo dove si impara l’educazione civica. Don Bosco insegnava questo, ad essere educati, ad avere rispetto degli altri e del luogo, delle cose che ti vengono affidate. Quinto: rispetto delle regole».

«Se questi aspetti nell’oratorio di don Bosco non venivano rispettati, don Bosco apriva le porte e diceva: ecco la porta è aperta, te ne puoi andare. Allora se mi si dice che dobbiamo tornare a don Bosco, sono pienamente d’accordo. Quindi io penso che una riflessione di comunità la si deve fare, ma assieme anche a delle decisioni».

BAR E SALA GIOCHI

«Tornando al Cres – ha proseguito don Nildo – credo che dobbiamo avere una cura del tutto particolare per i bambini e per i ragazzi, con le loro famiglie. Quindi l’intento mio e dei miei confratelli è quello di partire dai bambini e dalle loro famiglie perché possano avere un ambiente pulito, ordinato, bello, che possano gustare le cose che hanno intorno e soprattutto abituati ed educati al rispetto. Pertanto – e mi assumo tutta la responsabilità – ho pensato che la sala giochi che attualmente è collegata con il bar da domani viene chiusa, quindi il bar rimane bar con la sua gestione, ma la sala giochi da domani è messa esclusivamente a servizio del Cres, e quando sarà terminato il Cres quella sala giochi, assieme all’altra sala che si chiama sala video, verranno di nuovo rimodulate, risistemate, pulite e rese in modo adeguato, in modo che i bambini possano trovarsi bene con le loro famiglie; possa diventare un luogo dove si vive bene, dove non si trovano pù bottiglie bevute e lasciate in giro, bicchieri, pacchetti di sigarette e tutto quello che c’è dietro. Credo che dobbiamo partire da lì, dobbiamo partire da lì se vogliamo ripristinare l’oratorio. Con questo, voglio dire che non si manda via nessuno; si cerca semplicemente di adibire uno spazio per questa fascia di età, che è quella che attualmente ne ha più bisogno. Quindi ci incontreremo con le famiglie e con i genitori per vedere di fare un programma insieme perché questo ambiente esterno ed interno possa acquisire un’immagine bella, perché il posto c’è e l’ambiente bello c’è, ma deve acquisire un’immagine senza pericoli, un’immagine con dei regolamenti da rispettare, degli orari da rispettare, perché non è più possibile andare avanti così; che io debba sentire linguaggi che tutti sappiamo, schiamazzi notturni fino a tarda notte se non mattinata, e via di seguito».

NESSUNO E’ PADRONE

«Quindi penso che non possiamo sdoganare queste cose, la parrocchia non può sdoganare ciò che avviene fuori, in altri ambienti. La parrocchia è un’altra cosa, l’oratorio è un’altra cosa, e allora credo che sia giusto che noi lo affrontiamo con determinazione, e lo affrontiamo anche parlandone, perché già mi è stato chiesto di poterne parlare, e sono ben disponibile, non ci sono problemi. Però credo che la linea che dobbiamo dare è questa, all’interno di questa linea ci deve essere il servizio. Il servizio cosa vuol dire? Che io occupo un posto di servizio, non di padrone. Non sono padrone di nulla, in parrocchia nessuno deve essere padrone di nulla, ma il ruolo che compie – sempre parlando e comunicando con i sacerdoti, e questo lo sottolineo: parlando e comunicando con i sacerdoti – deve essere un ruolo di servizio; nessuno deve sentirsi autorizzato a prendere decisioni che vanno al di là di quello che è un ruolo di servizio, per qualsiasi attività, per qualsiasi cosa. Su questo ci credo, e siamo pienamente convinti di seguire questa strada, quindi vi chiediamo di sostenerci, di aiutarci perché tutto questo non è per essere rigidi, ma per rendere più bello questo nostro ambiente, più fruibile da parte di tutti, più pulito e più accogliente. Dovevo comunicarlo, ho pensato di comunicarlo oggi, anche perché domani parto e vado agli esercizi spirituali – ne avrò anche bisogno – però credo che sia importante, veramente, che diamo un minimo di direzione al nostro cammino futuro, che naturalmente, con i mesi a venire, andrà a concretizzarsi. Perdonatemi se vi ho rubato un po’ di tempo, ma penso non sia un tempo rubato ma un tempo così, da condividere insieme anche dopo. Grazie». —

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