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Lamentele e critiche dietro ai banchi «Il mercato così è troppo dispersivo»

Ambra Prati
Lamentele e critiche dietro ai banchi «Il mercato così è troppo dispersivo»

Gli ambulanti bocciano la sistemazione: chi è in piazza della Vittoria vorrebbe essere in piazza Fontanesi e viceversa 

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REGGIO EMILIA

«Piazza della Vittoria può andare, ma così il mercato è troppo dispersivo e pieno di bancarelle miste, le persone non lo percorrono per intero. Meglio sarebbe stato dividere per merceologia: posizionare tutto l’alimentare in piazza Fontanesi e l’abbigliamento qui o viceversa». Mugugni e scontento hanno dominato, ieri, tra gli ambulanti presenti all’inaugurazione del primo mercato settimanale al completo (non più solo alimentare) post Covid di Reggio Emilia.

Il pollice verso ha prevalso soprattutto tra coloro che sono stati assegnati nella nuova location di piazza della Vittoria: un ampliamento dettato dall’esigenza di allargare per garantire il distanziamento sociale. Qui gli stand di un certo livello coabitano con bancarelle di giacche che vendono piumini a 3 euro. «Vengo da Piacenza e sarebbe stato meglio se fossi stato a casa: stamattina ho emesso 4 scontrini, di solito a quest’ora ero a 40 – lamenta Gianluca Domaneschi, titolare di un banco di abbigliamento –. La gente non sa che siamo qui, è stata poco informata, c’è scarso passaggio. Non si capisce perché alcuni sono rimasti in piazza Fontanesi e altri, come me, sono stati spostati. Non voglio fare polemica, ma io ho pagato per una licenza in piazza Fontanesi e ritrovarsi altrove non è il massimo». Tra l’altro, racconta Domaneschi, «in una prima planimetria dovevano esserci transenne e tornelli di entrata davanti alla Camera di Commercio, un percorso obbligato e infine l’uscita davanti al teatro Ariosto: invece sono affissi i cartelli di seguire ma dei percorsi non c’è alcuna traccia».

In effetti, a differenza di altri mercati provinciali, i banchi erano distanziati ma privi di qualsivoglia ordine di passaggio. Di fronte il commerciante di scarpe Roberto Casolari, 55 anni, ha rincarato la dose: «Partecipo a questo mercato da 32 anni. La piazza è bella e la voglia di comprare è palpabile, anche se non ai livelli precedenti com’è comprensibile. A mio parere siamo troppo sparsi e in piazza Fontanesi i rari banchi di vestiti disseminati tra il cibo non sono attrattivi».

Più arrabbiato Cosimo Faniello, 48 anni, ambulante di biancheria per la casa arrivato da piazza Fontanesi a parlare con il collega: «La nostra postazione è rimasta in una piazza Fontanesi semivuota, là affari zero, siamo penalizzati. Ci hanno spostato per anzianità di licenza (quelle rilasciate dal 1976 in poi, ce ne sono alcune che risalgono addirittura al 1940): capisco il criterio, ma l’anzianità avrebbe dovuto garantire la possibilità di scelta, come funziona nel resto d’Italia».

Più concilianti Carmela Stifani e il marito, titolari di un banco di intimo. «Come sta andando? Pochi acquirenti, non tutti sapevano della nuova area. Abbiamo postazioni spaziose, ma è una sperimentazione; vedremo se sarà confermata in futuro. Per noi l’unico problema è che siamo esposti al vento odierno e alle intemperie; prima eravamo sotto Broletto, più riparato». Dai coniugi tuttavia è arrivata una sostanziale promozione della nuova location. «A parte qualche particolare da migliorare il giudizio è positivo».

In precedenza era posizionato in piazza San Prospero il banco di fiori e piante di Davide Varleso, ieri al centro di piazza Fontanesi. «Qui c’è molto alimentare e scarso passaggio. L’importante per me è garantire la sicurezza: a proposito, dove sono i percorsi obbligati? Voi ne sapete qualcosa?». Posizione che vai, giudizio che trovi.

È molto soddisfatto Simone Daghio, 42 anni, ambulante di abbigliamento da 25 anni in via San Carlo. «So di malumori in piazza del Vittoria, io essendo rimasto qui sono contento. Le persone sono rispettose ed educate. Inoltre credo che la scelta del Comune di togliere le bancarelle dell’usato sia stata una scelta coraggiosa: è un primo passo per rivalutare un mercato in decadenza, alzando il livello dell’offerta». —





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