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la storia 

Le visite a Ligabue al ricovero “Carri” L’artista si convertì

T.S.

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GUALTIERI

Negli anni ’60 don Tortella entrò a stretto contatto con il pittore Antonio Ligabue. Colto da paresi il 20 novembre ’62, il già celebre “Toni” trascorse l’ultimo periodo della sua esistenza al ricovero “Carri” di Gualtieri. Non poteva più dipingere e, inchiodato in un letto, conoscerà l’assistenza delle suore e le visite del parroco, prima don Quirino Merzi (battezzò l’artista), poi del suo successore, don Tortella. Quest’ultimo sarà presente quando Ligabue venne cresimato dal vescovo. Toccante un ricordo: «Era il martedì della settimana santa – disse il prete in un ’intervista – e come sempre chiesi agli ammalati chi voleva fare la Comunione per preparare la Pasqua, ma non lo chiesi espressamente a Ligabue che mi disse in dialetto “E me, e me, sunia na bestia me? A la voi fer anca me”». Venne accontentato. —

T.S.

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