«Movida, la colpa non è dei ristoratori»
L’appello di Confesercenti e Confcommercio ai giovani «Serve senso di responsabilità da parte di tutti»
REGGIO EMILIA
Prima il doloroso lockdown, poi i protocolli stringenti per la riapertura. E quando finalmente si stava cominciando a pensare al futuro, ecco gli assembramenti irresponsabili e incontrollati del weekend e la paura di dover fare un altro passo indietro.
Se da una parte i ristoratori reggiani hanno respirato una boccata di ossigeno vedendo il centro storico pieno di gente, dall’altra si sono rabbuiati: il timore è che per colpa di atteggiamenti scorretti e poco prudenti si perda tutto quello che, a fatica, si è guadagnato. Preoccupazione che non è svanita neanche quando il sindaco, durante l’ultimo consiglio comunale, ha “assolto” i gestori di bar e ristoranti dicendo che si erano comportati nel miglior modo possibile, rispettando tutte le regole.
«Il problema della movida – afferma Dario Domenichini, presidente Confesercenti Reggio Emilia nonché presidente regionale e vicepresidente nazionale dell’associazione – non è solo reggiano ma riguarda tutta Italia, ed è un problema complesso. Non si può certo risolvere con la chiusura anticipata dei locali, ad esempio, ma neppure pretendendo che i ristoratori si trasformino in gendarmi».
Ipotesi di questo tipo, secondo Confesercenti, rischierebbero infatti di danneggiare ulteriormente le attività, già molto provate dai mesi di chiusura e dalle norme anti-contagio. Scetticismo anche riguardo lo spostamento delle distese di alcune attività in zone della città meno affollate: «Le persone continueranno ad andare dove c’è la movida». Secondo Domenichini la soluzione sarebbe da ricercare altrove: «Dobbiamo appellarci alla responsabilità individuale. Che si tratti di movida, mercati o accesso ai negozi, la differenza in questa fase la faranno le scelte personali: se saremo rispettosi gli uni degli altri ne verremo fuori, ma se allentiamo la presa, usiamo male o addirittura non usiamo le mascherine e non rispettiamo le indicazioni per prevenire il contagio, c’è il serio rischio di tornare tutti chiusi in casa».
Anche Davide Massarini, presidente Confcommercio Reggio, crede che la chiave sia nella sensibilizzazione: «In questi mesi forse abbiamo fatto credere ai giovani che loro non sono toccati dal virus, mentre tutti noi, anche i più piccoli, possiamo essere vettori e dunque causare nuovi focolai». Senza generare un’inutile battaglia generazionale, spiega, «dobbiamo informarli e sensibilizzarli». A questo potrebbero servire quelle figure, che qualcuno chiama stewart e altri vigilantes, di cui si sta parlando a livello nazionale. Confcommercio e Confesercenti sono d’accordo: «Sì a queste figure, a patto che servano solo per informare e sensibilizzare. Non devono essere sceriffi». Per Massarini si potrebbe addirittura ricorrere ai volontari della Protezione Civile, «che dovrebbero segnalare alle forze dell’ordine eventuali situazioni pericolose o scorrette». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
