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questa mattina 

Sit-in dei sindacati davanti al carcere «Pochi agenti troppi detenuti»

Am.P.

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REGGIO EMILIA

Un sit-in con volantinaggio, per protestare contro gli annosi nodi della gestione carceraria, che vedrà per la prima volta unite tutte le organizzazioni sindacali, finora parcellizzate in una pluralità di sigle. È la manifestazione pacifica organizzata per questa mattina – dalle 10 alle 11– dalla polizia penitenziaria all’ingresso della Pulce di via Settembrini.

«Una protesta pacifica – spiegano i promotori – che avevamo in animo di mettere in atto da tempo, slittata a causa dell’emergenza Covid. Ora i tempi sono maturi, anzi urgenti, visto che le ferie estive sono dietro l’angolo. La manifestazione è stata autorizzata da Questura e Prefettura, nel rispetto delle misure di sicurezza e del distanziamento di oltre un metro; mentre la nostra richiesta che una delegazione possa essere ricevuta dal prefetto non ha avuto riscontro».

Le ragioni del sit-in – che si trascinano da anni scontrandosi contro il muro di gomma del governo centrale – sono state esposte in dieci punti e firmate in modo congiunto da Michele Malorni (Sappe), Matteo Di Florio (Osap), Leonardo Cannizzo (Uil), Vincenzo Coccoli (Uspp), Vito Bonfiglio (Cisl), Salvatore Leanti (Cnpp) e Angelo Latino (Cgil) per i sindacati provinciali sostenuti a livello regionale e nazionale. Tra le motivazioni, la «gravissima carenza di personale», dal momento che «mancano 50 unità» (sulla carta la pianta organica dovrebbe essere di 240 agenti, invece sono 190, fra i quali quali 27 donne e tanti distaccati altrove) e la richiesta, al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e al capo Dap, Bernardo Petralia, di «rivedere le piante organiche di Reggio», poiché la carenza di personale comporta «straordinari obbligatori, turni estenuanti, ferie saltate». E ancora: «L’eccessiva presenza di variegate tipologie di detenuti», per risolvere la quale i sindacati suggeriscono «l’accorpamento delle due sezioni femminili» (le detenute del penitenziario di Modena, in ristrutturazione, sono finite a Reggio, dove già si trovano familiari di collaboratori di giustizia e trans); «la carenza di figure pedagogiche e sanitarie e psichiatriche, ritardi nei riscontri delle istanze da parte dell’Ufficio di Sorveglianza». E poi: «Il recupero di un clima lavorativo compromesso dalle incompatibilità delle figure professionali», «la manutenzione degli impianti tecnologici», e «la riparazione di alloggi e tetti nonché caserma, palestra e bar della polizia penitenziaria», locali a rischio allagamento dopo ogni acquazzone. —

Am.P.

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