Test sierologici: cittadini in coda mentre le aziende non li richiedono
I reggiani vogliono sapere se hanno gli anticorpi al Covid. Il rischio di quarantena e altre valutazioni frenano le imprese
Jacopo Della Porta
REGGIO EMILIA
La corsa ai test sierologici a pagamento riguarda per ora solo i cittadini. Le aziende, al contrario, restano alla finestra.
I reggiani sono sicuramente curiosi di sapere se sono entrati in contatto con il virus senza accorgersene. I datori di lavoro si dimostrano invece più freddi rispetto a questa possibilità. Alcuni grandi marchi, come la Ferrari di Maranello, hanno deciso di dare la possibilità ai propri dipendenti di sottoporsi a uno screening su base volontaria per evidenziare l’eventuale presenza di anticorpi.
A Reggio Emilia le associazioni di categoria hanno registrato interesse da parte degli associati (la Cna, ad esempio), ma al momento le imprese non hanno abbracciato con entusiasmo l’idea di partecipare a quello che è sostanzialmente un grande screening di massa, che ha soprattutto un valore di studio epidemiologico ma non di diagnosi o sorveglianza (il sierologico fotografa il passato ma non dice se il virus è ancora presente).
Uno degli aspetti che frenano di più le imprese, provate da mesi di lockdown, è il rischio di quarantena per i dipendenti nel caso emergano gli anticorpi, tra l’altro senza la certezza della malattia in atto, che solo il successivo tampone può dare. Tampone di cui tra l’altro l’azienda deve farsi carico del costo. La presenza di anticorpi (in base a quanto emerso dalla campagna già condotta dalle Ausl in Emilia-Romagna) ha successivamente portato alla scoperta di persone asintomatiche con il virus nel 2,5% dei casi.
LABORATORI AUTORIZZATI
Tra i cittadini l’interesse è sicuramente forte. La scorsa settimana Verina Peveri, di Lifebrain Emilia Romagna, ha dichiarato a Telereggio che nei quattro laboratori della nostra provincia stavano procedendo al ritmo di 100 test al giorno, con prenotazioni fino a giugno. Dopo Lifebrain altri laboratori sono stati autorizzati dalla Regione, ad esempio da ieri anche al Poliambulatorio 3C Salute di Reggio Emilia è possibile effettuare test sierologici.
Il presidente di 3C Salute Maurizio Gozzi conferma che sono i cittadini ad essersi fatti avanti per primi, ma riscontra interesse anche da parte delle aziende. «Le imprese avevano bisogno che il quadro sulla procedura e i costi si chiarisse ed ora questo è sicuramente avvenuto - spiega Gozzi -. Il rischio di quarantena di dipendenti e il costo dell’eventuale tampone (comunque limitato a 4 casi su 100), sono fattori presi in considerazione. Va anche detto che molti ritengono questo strumento utile per garantire ancora più sicurezza. Alcune imprese pensano di far svolgere i test in modo scaglionato».
I MEDICI DI BASE
I cittadini intenzionati ad effettuare l’esame per conto proprio devono passare dai medici di medicina generale. «I pazienti li stanno richiedendo ma meno di quello che mi sarei aspettato - dice il dottor Davide Mortara di Guastalla - a parole l’aspettativa era tanta ma al momento si stanno muovendo ancora poche persone». I medici di base svolgono un ruolo di filtro fondamentale. Per fare il test, il primo passo è telefonare al proprio medico. Se il sanitario riterrà appropriata la richiesta, redigerà una “ricetta bianca”, che potrà anche essere inviata in foto sullo smartphone del paziente. «Sicuramente noi non stiamo sostenendo molto questo esame per svariate ragioni - dice il dottor Mortara - Bisogna chiarire cosa ci si attende dal sierologico: serve per avere un’idea approssimativa della storia pregressa ma comunque, anche in presenza di anticorpi non sappiamo se e per quanto avremo una “protezione” e questo ne vanifica un po’ lo scopo. In determinate situazioni siamo noi i primi a richiederlo ma più spesso, per risolvere i dubbi su uno stato di malattia in atto, abbiamo a disposizione il tampone ».
NESSUNA PATENTE
L’idea della patente di immunità al momento è infondata. «Le attuali conoscenze scientifiche relative ai test sierologici per il Covid-19 - si legge in una circolare del 9 maggio del Ministero della Salute - sono lacunose relativamente alla capacità di fornire le seguenti informazioni: 1) presenza di anticorpi neutralizzanti in grado di proteggere dalla infezione o malattia; 2) persistenza degli anticorpi a lungo termine». I cittadini dunque non devono farsi aspettative sbagliate. —
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