Gazzetta di Reggio

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la protesta 

«La carenza di agenti è cronica in carcere ne servono altri 50»

Ambra Prati
«La carenza di agenti è cronica in carcere ne servono altri 50»

Reggio Emilia, mobilitazione unitaria dei sindacati davanti alla Pulce in via Settembrini: «Turni di lavoro interminabili e carenze, i rinforzi sono stati una goccia nel mare»

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REGGIO EMILIA. «Quando attacchi il turno sai quando inizi, alle 15, ma non quando finisci: dovresti andartene a casa alle 21, il più delle volte arrivi a mezzanotte. È così da anni». È la testimonianza di Emilio Odierna, vice ispettore della polizia penitenziaria di Reggio, in divisa da vent’anni. «Al di là delle condizioni in cui ci troviamo ad operare, assistiamo impotenti ad un crescendo di atteggiamento ostile da parte della popolazione detentiva: l’estate scorsa un solo recluso si è macchiato di 5 o 6 aggressioni ad agenti, tornando sempre in regime libero, senza contare la rivolta del marzo scorso, i cui responsabili sono rimasti impuniti».

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Odierna era uno dei lavoratori presenti ieri al sit-in con volantinaggio davanti al carcere reggiano della Pulce di via Settembrini, organizzato per la prima volta da tutte le organizzazioni sindacali unitarie della polizia penitenziaria, che comprende otto sigle: Michele Malorni (Sappe), Matteo Di Florio (Osap), Leonardo Cannizzo (Uil), Vincenzo Coccoli (Uspp), Vito Bonfiglio (Cisl), Salvatore Leanti (Cnpp) e Angelo Latino (Cgil). Sigle provinciali, sostenute a livello regionale e nazionale. Una trentina gli agenti che hanno partecipato alla manifestazione di protesta, in contemporanea allo stato di agitazione sindacale regionale. I motivi sono i medesimi da anni: le carenze croniche del Dap (Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria), sordo alle richieste reiterate del corpo.

«Negli alloggi, nella palestra, nella mensa e nel bar della polizia penitenziaria ad ogni temporale si registrano infiltrazioni d’acqua: in teoria le risorse sono state stanziate, ma sono ferme chissà dove. Sistematicamente, ogni settimana, vengono soppressi i riposi del personale, che dovrebbe osservare turni di 36 ore settimanali invece con lo straordinario si arriva in totale a migliaia di ore l’anno; il fatto che lo straordinario verrà pagato (prima o poi) non è una consolazione. Abbiamo tre educatori per 400 detenuti: il che significa che, in certi orari, i reclusi sono abbandonati a loro stessi. La magistratura di Sorveglianza, anch’essa sotto organico, è così lenta nell’evadere le domande che possono passare anni prima che sia concesso un beneficio: intanto quel detenuto va gestito. Sono ben tredici le tipologie di detenuti: ci avevano promesso che sarebbero state accorpate, invece sono aumentate».

Questo il quadro limite denunciato dai sindacati, secondo i quali è necessaria «in primis la revisione della pianta organica. Secondo il governo siamo in un numero sufficiente di agenti, secondo noi siamo almeno in cinquanta in meno: 190 anziché 240. L’ultima assegnazione, risalente a dieci giorni fa, ha portato a Reggio 5-6 unità: una goccia nel mare. L’amministrazione da un lato pretende i servizi, dall’altra non fa nulla per risolvere i problemi».

Si tratta di rivendicazioni persistenti, hanno proseguito i sindacati, rese insopportabili dalle emergenze degli ultimi anni. «Prima il maxi processo Aemilia, che ha comportato turni di 12-14 ore: il personale aggiuntivo è durato lo spazio d’un mattino. Poi l’emergenza Covid, con parecchi agenti che non si sono mossi dalla caserma e hanno dovuto affrontare la rivolta dell’8-9 marzo, risolta grazie alla questura che ringraziamo». Ora, nel post Coronavirus dove «tutto è ricominciato, tribunale e accompagnamenti compresi, ma con ritmi rallentati e impegnativi» e con l’estate alle porte la polizia penitenziaria vorrebbe godersi le meritate ferie. «È chiedere troppo?». —


 

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