Su duecento oratori ne apriranno solo una sessantina «Ma non c’è la fila»
Don Carlo Pagliari fa il punto nelle parrocchie della provincia «Alcune realtà hanno scelto di concentrarsi solamente sul mondo dell’adolescenza»
reggio emilia
Gestire le attività estive quest’anno sarà decisamente più complicato e lo sarà ancor di più per una realtà, come quella degli oratori della diocesi, abitualmente gestita al 95% da volontari. E proprio per questo la prima conseguenza del protocollo regionale anti Covid sarà la drastica riduzione dell’offerta, che calerà di oltre la metà rispetto agli anni passati. Un problema che si bilancia però con un altro: anche la domanda, ovvero le richieste dei genitori, sembra che sarà assai minore.
A raccontare il contesto in cui si sta muovendo la Chiesa reggiana è don Carlo Pagliari, direttore della Pastorale giovanile della diocesi: «Con il fatto di lavorare a piccoli gruppi e con il distanziamento i numeri si abbassano rispetto agli altri anni e non tutte le parrocchie hanno la forza per andare incontro a quello che chiede il protocollo regionale. Dall’altra parte invece ci sembra che gli adolescenti siano assenti dal dibattito pubblico e per questo ci sono delle parrocchie che si concentrano proprio sull’adolescenza». Normalmente d’estate «sono circa 200 gli oratori che si attivano per i Grest (Gruppi estivi, ndr) – prosegue don Pagliari – ma quest’anno sono molti di meno: ottimizzando le forze scendiamo a una sessantina. Ma sull’altro versante i parroci che hanno fatto qualche sondaggio dicono che non ci sarà la fila. Non tutte le famiglie sono orientate a mandare i propri figli, c’è diffidenza e per questo sarà importante tranquillizzare i genitori». In questo senso il lavoro di formazione della diocesi con le parrocchie è iniziato molto tempo addietro: «Già il 2 aprile abbiamo mandato una lettera ai parroci, poi il 30 aprile abbiamo iniziato con il Comune di Reggio un tavolo di lavoro e siamo stati impegnati con la Regione. Poi il 9 maggio abbiamo incontrato nuovamente tutte le realtà della diocesi in modo tale che so organizzassero per tempo e ora consegneremo il protocollo definitivo».
Un lavoro che va avanti da mesi grazie anche all’impegno del volontariato e anche per questo, conclude don Pagliari «fa rabbia vedere certe situazioni. Da una parte sei giustamente costretto nelle maglie dei protocolli e dall’altra quando vai fuori vedi che le cose non sono così rigide. Nelle messe e negli oratori siamo attentissimi, non si può parlare o trattenersi e poi dopo fuori si rischia di mandare all’aria tutti gli sforzi, e penso alle movide o ai momenti di relax». —
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