Gazzetta di Reggio

Reggio

Un anno in salita per il sindaco Vecchi al primo giro di boa dopo il ballottaggio

Roberto Fontanili

Rimpasto, Fcr, Pd e progetti contestati o fermati dall’emergenza A 365 giorni dalle elezioni, le incognite sull’immediato futuro  

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IL PERCORSO

Roberto Fontanili

È trascorso appena un anno da quel 26 maggio che aprì la strada al primo ballottaggio nella storia del Comune di Reggio, con Luca Vecchi che poi al secondo turno ha sconfitto Roberto Salati, candidato del centrodestra poi confluito nelle fila del gruppo consiliare della Lega, sempre presente e altrettanto silente in sala Tricolore. Una sfida che era già partita in salita, avendo come premessa l’indagine della magistratura che ha coinvolto diversi dirigenti del Comune. Sembra di parlare di vicende del secolo scorso. Ma non è proprio così. E non solo perché di mezzo c’è stata l’emergenza. Anche perché molti dei problemi dell’agenda politico-amministrativa di un anno fa sono ancora tutti sul tavolo. E nel frattempo se ne sono aggiunti altri. Di certo ogni scelta del Comune trova sempre e comunque fieri oppositori; una certezza a Reggio. Dalle forze politiche di opposizione che fanno il loro mestiere, agli scontenti di professione, quelli sempre pronti a cavalcare le polemiche grandi o piccole sui social, che ormai si sostituiscono al dibattito in consiglio in cui arrivano – a volte fuori tempo massimo – interpellanze e mozioni al limite dell’inutilità per la città. Grande assente invece il Pd, il partito che sostiene il sindaco. Non c’è, non si sente, non si vede. Ed è ancora senza un segretario provinciale con i dirigenti impegnati in lotte intestine per individuare il successore di Andrea Costa, planato in Regione.

Il risultato è che Luca Vecchi non è un uomo solo al comando, ma semplicemente un uomo solo che si deve guardare dagli amici – alcuni dei quali l’hanno lasciato –, da nemici e da un gruppo consiliare Pd che ha mostrato una netta spaccatura tra area cattolica e quella più a sinistra. Un gruppo blindato perché il primo dei non eletti non sarebbe un fidato consigliere Pd, ma l’ex consigliera Maura Manghi nel frattempo passata a Italia Viva.

Una delle poche decisioni di Vecchi è stata la nomina del nuovo direttore generale del Comune, come promesso in campagna elettorale. Ma l’arrivo di Maurizio Battini, anziché rafforzarlo, ha innestato un effetto domino in Comune e giunta, rimpinguando nei ruoli di vertice del Comune la pattuglia che fa riferimento a Graziano Delrio. Scelta che ha creato malumore nell’ala sinistra del Pd.

Il risultato è che il primo cittadino si trova oggi alle prese con un rimpasto di giunta per l’uscita di Valeria Montanari (tra i suoi consiglieri più fidati), anch’essa volata in Regione. Una scelta apparsa fuori e dentro il Pd una sorta di ripiego per chi era considerata come probabile candidata per il dopo Vecchi. Così come dopo un anno non si è trovato il tempo per indicare il presidente di Fcr. Delle due l’una: o serve, e mai come in questa fase di emergenza Covid la sua figura poteva assumere un ruolo rilevante, oppure non serve.

Allora qualcuno lo dica. Soprattutto ad Andrea Capelli, l’ex capogruppo Pd in sala Tricolore, in attesa di un via libera che non arriva. Reggio se ne farà una ragione. Poi il Covid 19 ci ha messo del suo. A partire dalla impellenza di rinegoziare i mutui e la previsione, certa, di minori introiti per le casse comunali.

L’ultima polemica arrivata, anche questa volta da fuoco amico, è quella sulla riqualificazione di via Turri. Ciò che doveva essere un fiore all’occhiello rischia invece di far apparire il Comune colpevole di voler mettere sul lastrico vedove e orfani. Ma l’elenco dei problemi da risolvere è lungo: dal Conad di via Luxemburg, bloccato insieme a Sicrea, all’Arena Eventi che non potrà essere per diverso tempo quel contenitore per la quale era stata pensata. Poi il parcheggio alla Mediopadana, un problema che riemergerà non appena gli spostamenti si normalizzeranno e la Passeggiata Estense, con la mediazione trovata in sala Tricolore che al di là dalle dichiarazioni di facciata vede fronti contrapposti sull’intervento e sugli alberi da sostituire. E se l’ultimo anno non è stato dei migliori, il post coronavirus si annuncia ancora più nebuloso. Il Comune avrà meno risorse per una città alle prese con un’emergenza sociale ed economica pesante in cui i più deboli sono stati colpiti più forte. —



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