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casalgrande, il processo 

Coca e arma, doppia condanna il nordafricano verrà espulso

Tiziano Soresina
Coca e arma, doppia condanna il nordafricano verrà espulso

Rimane invece agli arresti domiciliari il 60enne che aveva anche 58 munizioni  Tre settimane fa il blitz dei carabinieri nell’abitazione dell’operaio cassintegrato

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Tiziano Soresina

CASALGRANDE

Si è chiusa al palazzo di giustizia con una doppia condanna una vicenda di droga, soldi, ma soprattutto una pistola Smith &Wesson calibro 38 perfettamente funzionante e 58 munizioni dello stesso calibro senza camiciatura, abusivamente detenuti.

Il tutto era stato trovato dai carabinieri – tre settimane fa – a casa di un operaio in cassa integrazione, Mauro Pellati, 60enne di Casalgrande, finito nei guai assieme all’amico, un 53enne di origine magrebina, Abdessamad El Habdi, da qualche tempo ospitato da lui.

E durante il blitz era stato fermato anche un acquirente che ammetteva come da lì a poco avrebbe acquistato la droga dai due.

Nell’udienza di convalida dell’arresto Pellati – difedall’avvocato Mattia Fontanesi – aveva detto di essere un consumatore di stupefacente e che di tanto in tanto cede dosi. Sulle spalle ha un precedente, ma molto datato nel tempo. Ha ammesso anche che quell’arma trovata a casa è sua, chiarendo le circostanze dell’acquisto: due anni fa l’avrebbe comprata illegalmente per difesa personale. Ma ha detto di non averla mai utilizzata. L’arma, peraltro, non risulta oggetto di furto.

Da parte sua il nordafricano – assistito dall’avvocatessa Romina Ferrari – aveva spiegato che si trovava a casa dell’amico in seguito all’emergenza Coronavirus, confermando lo spaccio di cocaina, mentre sull’arma specificava solo di averla vista un giorno perché Pellati la stava pulendo e poi di averla riposta in un mobile, ma non sapeva nulla delle munizioni.

A fronte degli accertamenti completati dai carabinieri, il pm Isabella Chiesi ha chiesto ieri – nel processo tenutosi in tribunale con rito abbreviato – 2 anni e 4 mesi di reclusione per l’operaio e 1 anno e 8 mesi di carcere per lo straniero.

Pene ritenute troppo severe dai difensori. L’avvocato Fontanesi nell’arringa ha rimarcato il ruolo collaborativo di Pellati che non solo ha confessato di essere uno spacciatore, ma ha anche indicato chi gli aveva venduto illegalmente la pistola. Mentre l’avvocatessa Ferrari ha puntato sul ruolo secondario del suo assistito, solo da due mesi in quell’abitazione in seguito al lockout e non a conoscenza che quella Smith & Wesson fosse detenuta illegalmente. Valutazioni difensive solo in parte accolte dal giudice Giovanni Ghini che è uscito dalla camera di consiglio con una doppia condanna: 1 anno e 6 mesi a Pellati e 10 mesi a El Habdi (assolto per le munizioni). Confiscati la droga e i soldi trovati nell’abitazione (ritenuti provento dello spaccio). Confermate le misure cautelari, cioè gli arresti domiciliari a Pellati e il divieto di dimora a Casalgrande per il nordafricano, raggiunto pure dall’ordine di espulsione. —

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