A Reggio boom di liti in famiglia Due donne rimangono ferite
Giovedì sera la polizia è dovuta intervenire in due diverse abitazioni della città Una 42enne e una 50enne hanno raccontato di vessazioni che durano da anni
REGGIO EMILIA
L’emergenza sanitaria Covid-19 e la convivenza forzata hanno provocato un incremento dei dissidi familiari e un’impennata di richieste di alloggi alternativi, come hanno denunciato le associazioni che si occupano di violenza sulle donne negli ultimi mesi. Un fenomeno che, se è rimasto in sordina durante l’isolamento, ora che le maglie della mobilità personale si sono allentate sta venendo a galla con prepotenza, aggravato talvolta dalle difficoltà economiche subentrate nella delicata fase 2.
Questa la chiave di lettura di due episodi di violenza domestica, verificatosi in città giovedì sera nell’arco di soli quaranta minuti, che hanno comportato l’intervento della polizia di Stato.
Si tratta di due vicende distinte, accomunate dal fatto che sono avvenute in nuclei familiari con figli minori, dalla reiterata frequenza dei diverbi, dall’età più giovane dei protagonisti di sesso maschile e dal fatto che le donne sono rimaste ferite: la prima per essere stata malmenata dal compagno convivente, la seconda, che ha aggredito per prima, perché ha avuto la peggio nella colluttazione con il marito, al quale rinfacciava l’assenza di entrate economiche.
La prima richiesta di intervento è partita da un’abitazione di via Gramsci, la strada che dal Conad Le Vele porta a Pratofontana e Bagnolo.
Una volta entrati in casa i poliziotti delle Volanti hanno accertato che una donna italiana di 42 anni ha ricevuto uno schiaffo dal compagno convivente, un 32enne di nazionalità albanese.
La causa: un diverbio per futili motivi, legato alla preparazione della cena, avvenuta in ritardo.
Il compagno è andato su tutte le furie, prima offendendo la donna poi colpendola al volto: e, in effetti, il rossore sulla guancia sinistra della ferita era ancora evidente quando sono arrivati gli agenti. La vittima ha raccontato ai poliziotti che non era la prima volta che l’uomo alzava le mani: lo aveva fatto diverse volte di recente, ma lei non aveva mai voluto denunciarlo, per non spaccare la famiglia. Anche stavolta la vittima ha rifiutato sia l’intervento dell’ambulanza, esprimendo l’intenzione di recarsi al pronto soccorso in autonomia, sia di essere accolta in una struttura protetta: ha però preteso che il 32enne passasse la nottata altrove, richiesta esaudita dall’uomo che ha trovato ospitalità temporanea da un conoscente.
Poco dopo, alle 23.10, un’altra richiesta di aiuto per lite domestica è arrivata alla sala operativa del 113 da un’abitazione di via Monte Ventasso, una laterale di viale Umberto I, in zona ospedale. All’arrivo dei poliziotti delle Volanti i volontari dell’ambulanza erano già sul posto intenti a prestare le prime cure a una donna italiana di 50 anni malmenata dal marito, un 30enne di nazionalità cubana. Alla presenza delle controparti è stato ricostruito l’episodio, anche in questo caso l’ultimo di una lunga serie di violenze tra le mura domestiche che si sono susseguite negli ultimi cinque anni di convivenza della coppia.
Ad accendere la miccia è stata la 50enne che, esasperata per i problemi economici cronici del nucleo familiare, durante l’ennesima discussione ha schiaffeggiato il marito. Quest’ultimo ha reagito bloccando la consorte e scaraventandola con forza sul divano. Nel ricadere la 50enne ha rimediato un forte dolore alla spalla destra, motivo per cui è stata trasportata al vicino ospedale per essere medicata.
Il marito si è detto pentito del suo gesto e ha spiegato di essere stato lui ad allertare le forze dell’ordine, vedendo la moglie dolorante e comprendendo che la situazione era sfuggita di mano. —
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