«Abbiamo compreso il valore degli abbracci e delle strette di mano»
Siamo giunti alla conclusione. In questo periodo, abbiamo compreso il valore degli abbracci ma anche di una semplice stretta di mano, abbiamo capito che nulla va dato per scontato, perché da un momento all’altro può scomparire.
Siamo venuti a conoscenza del reale significato della parola “tempo”, ma soprattutto di quello che dedichiamo a noi stessi. Spesso, troppo presi dalla frenesia quotidiana, ignoravamo le nostre voci interiori: si tratta di segnali impercettibili che in questi giorni sono divampati come il caldo sole estivo. Improvvisamente il nostro presente non c’era più e ci siamo trovati catapultati in un futuro inaspettato. Ma era veramente così “inaspettato”? Parliamo tanto di normalità, ma cosa si nasconde dietro questo concetto? Cogliamo quest’opportunità, concediamoci una pausa di riflessione, che ci consenta di entrare in contatto con il nostro io più profondo. E, soprattutto, concediamo un po’ di spazio anche alla sana e costruttiva sofferenza e presa di coscienza.
Ebbene, seduti a gambe incrociate sul nostro letto, assaporiamo le dolci sensazioni che quel letto ci avrebbe donato dopo uno stressante pomeriggio di lezioni universitarie, assaporiamo il piacere di guardare il mondo da un balcone: quello di casa nostra, sul quale forse non prendevamo il sole da anni.
Amiamo ed apprezziamo il piacere delle piccole cose: di una torta cucinata amorevolmente con le nostre mani, di una partita a tennis con i nostri fratelli, la gioia che una videochiamata con gli amici può infonderci (anche perché, ricordiamoci: non tutti nel mondo hanno questo privilegio). Oggi, milioni, anzi miliardi di persone in tutto il mondo devono convivere con questa “pausa” imposta. Nella nostra condizione, spesso ci dimentichiamo della ragione per cui dobbiamo rinunciare alla nostra tanto amata libertà: salvare noi e gli altri.
Pertanto, “mettere in pausa” la nostra vita in un modo o nell’altro ci ha fatti cambiare, migliorare. Cominciamo a viaggiare con la mente, e non più con il corpo. Comprendiamo quanto il concetto di “meccanico”, che tanto si addice a questi giorni, sia diverso da “fisico”. Ma rialziamoci. Eleviamoci oltre questi cieli grigi ed accogliamo il cambiamento dentro di noi. Perché lo riscontreremo, ognuno di noi si porterà dentro qualcosa da questa esperienza. Stiamo combattendo la sfida più importante degli ultimi decenni: un nemico invisibile e per la prima volta completamente democratico, che non risparmia nessuno. È proprio questo piccolo virus a ricordarci quindi la nostra uguaglianza, al di là di qualsiasi etnia, ideologia o religione. “Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”, disse Mahatma Gandhi: è la vicinanza quello che ci stanno insegnando queste settimane di urgenza, non certo la distanza. —
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